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Aiutiamo i Sacerdoti

a

riscoprire la loro identità






Sacerdote:

“ Chi sei tu? ”



Nel libro “Mons. Saverio Martucci – Una Missione di Fede - Per Ricominciare Testimoniando” (vedi la pagina link su I Libri del Movimento), assieme ai vari argomenti di ‘disciplina spirituale’ -oltre che di ascetica-, sono esposti, con chiarezza di termini, i modi e le maniere con cui devono essere trattati i sacerdoti e, a loro volta, come loro devono comportarsi, sia in seno alla Chiesa che con i fedeli.

Ora, da più parti, si continua a parlare del moderno clero, mentre, in molteplici articoli, compaiono riferimenti sul modo poco ‘ortodosso’ con cui molti di loro si vestono, si comportano, si esprimono.

Una interessante riflessione, che riguarda la ‘veste talare’ dei sacerdoti, ci viene fornita da un articolo che, di seguito, se ne espone il contenuto; mentre nel secondo e terzo articolo sono proposte importanti riflessioni su “come dovrebbe essere il vero Sacerdote”.

L'ultimo argomento è tratto dal libro di un frate francescano, allievo della scuola di Padre Pio.



1° ARTICOLO



Un sacerdote testimonia

l'impatto che esercita la tonaca

come simbolo di Consacrazione a Dio



__________________________________________



I sette vantaggi della tonaca


di Don Jaime Tovar Patrón


Il sacerdote spagnolo Jaime Tovar Patrón è stato colonnello cappellano e ha compiuto importanti missioni nel Vicariato Castrense. Grande oratore, è stato anche storico del sacerdozio castrense e ha scritto il libro Los Curas de la Cruzada, sui sacerdoti che hanno rischiato eroicamente la propria vita per portare avanti la loro opera pastorale durante la Guerra Civile spagnola, iniziata nel 1936. Sacerdoti, religiosi e religiose furono tra le vittime preferite di questo capitolo sanguinoso della storia della Chiesa in Spagna. Padre Jaime è morto nel Gennaio 2004.

Nel testo che riportiamo, ricorda l’importanza dell’ “uniforme sacerdotale”, la tonaca o abito talare, il cui impatto sulla società è così grande che molti regimi anticristiani l’hanno proibita espressamente. L’uso della tonaca, tradizione antichissima, è stato dimenticato e perfino disprezzato negli ultimi decenni, ma ciò non vuol dire che la tonaca abbia perso la sua forza come testimonianza di consacrazione e appartenenza a Dio e non al mondo.

1 – Promemoria costante del Sacerdote

Sicuramente una volta ricevuto l’Ordine Sacerdotale non si dimentica facilmente, ma un promemoria non fa mai male: qualcosa di visibile, un simbolo costante, una sveglia silenziosa, un segnale o una bandiera. Chi va vestito in modo secolare è uno tra i tanti, chi indossa la tonaca no. È un sacerdote ed è lui la prima persona a rendersene conto. Non può rimanere neutrale, l’abito lo denuncia. O diventa un martire o un traditore, se se ne presenta l’occasione. Quello che non può fare è restare nell’anonimato, come una persona qualunque. Non c’è impegno quando a livello esteriore nulla dice cosa si è. Quando si disprezza l’uniforme, si disprezza la categoria o la classe che questa rappresenta.

2 – Presenza del Soprannaturale nel mondo

È indubbio che siamo circondati da simboli: segnali, bandiere, insegne, uniformi… Uno di quelli che hanno più influenza è l’uniforme. Un poliziotto, un vigile, deve agire, fermare, fare multe, ecc. altrettanto dicasi per il medico che, con il suuocamice bianco si distingue, lo si riconosce, ci si affida! La sua mera presenza influisce sugli altri: conforta, dà sicurezza, aiuta. Il militare può anche  irritare o innervosisce, in base alle intenzioni e alla condotta dei cittadini. Una tonaca suscita sempre qualcosa in più, in chi circonda la persona che la porta, risvegliando il senso del soprannaturale.

Non serve predicare e neanche aprir bocca. Incoraggia chi è in buoni rapporti con Dio, avvisa chi ha la coscienza pesante, fa pentire chi vive lontano da Dio. I rapporti dell’anima con Dio non sono riservati al tempio. Si sa che moltissima gente non va in chiesa; allora, quale modo migliore per portare il messaggio di Cristo a queste persone, da parte di un sacerdote consacrato che indossa la sua tonaca? I fedeli lamentano la desacralizzazione e i suoi effetti devastanti. I modernisti criticano il presunto trionfalismo, eliminano gli abiti, respingono le tradizioni e poi si lamentano dei seminari vuoti e della mancanza di vocazioni. Spengono il fuoco e poi si lamentano del freddo. Non c’è dubbio: togliere la tonaca porta alla desacralizzazione.

3 – Grande utilità per i fedeli

Il Sacerdote è tale non solo quando è in chiesa ad amministrare i Sacramenti, ma sempre, nelle ventiquattro ore del giorno. Il sacerdozio non è una professione, con un orario stabilito; è una vita, una donazione totale e senza riserve a Dio. Il popolo di Dio ha diritto all’aiuto del Sacerdote. Ciò è più facile se si può riconoscere il Sacerdote tra le altre persone, se questi porta un segno esteriore. Chi desidera lavorare come Sacerdote di Cristo deve poter essere identificato come tale a beneficio dei fedeli, anche per svolgere meglio la sua missione.

4 – Serve a preservare da molti pericoli

Quante cose farebbero chierici e religiosi se non avessero l’abito! Questa avvertenza, che era solamente teorica quando scriveva padre Eduardo F. Regatillo, S.I., è oggi una terribile realtà. Prima sono state cose di poco conto: entrare nei bar, nei luoghi ricreativi, divertirsi, convivere con i secolari, ma a poco a poco si è passati a cose più importanti.

I modernisti vogliono farci credere che la tonaca sia un ostacolo all’ingresso del Messaggio di Cristo nel Mondo, ma sopprimendola scompaiono le credenziali e il messaggio stesso. In questo modo, molti già pensano che la prima cosa che si debba salvare sia il Sacerdote stesso, che si è spogliato della tonaca presumibilmente per salvare gli altri. Si deve riconoscere che la tonaca rafforza la vocazione e diminuisce le occasioni di peccato per chi la indossa e per chi lo circonda (una specie di corazza spirituale, ma anche di vera e propria difesa pratica -n.d.r.-). Delle migliaia di uomini che hanno abbandonato il sacerdozio dopo il Concilio Vaticano II, praticamente nessuno ha lasciato la tonaca il giorno prima di andarsene, lo avevano fatto molto prima.

5 – Aiuto disinteressato agli altri

Il popolo cristiano vede nel Sacerdote l’uomo di Dio, che non cerca il suo bene personale, ma quello dei suoi parrocchiani. Il popolo spalanca le porte del cuore per ascoltare il Sacerdote, che è lo stesso per il povero e per il potente. Le porte, per quanto alte possano essere, si aprono davanti alle tonache e agli abiti religiosi. Chi nega a una suora il pane che chiede per i suoi poveri o i suoi anziani? Tutto questo è tradizionalmente legato ad alcuni abiti. Il prestigio della tonaca si è accumulato con tempo, sacrifici e abnegazione. Ora ci si libera della tonaca come se si trattasse di una seccatura?

6 – Impone moderazione nel vestire

La Chiesa ha sempre preservato i suoi Sacerdoti dal vizio di sembrare più di ciò che si è e dall’ostentazione, dando loro un abito semplice che non lascia spazio al lusso. La tonaca è tutta d’un pezzo (dal collo ai piedi), di un solo colore (nero) e con una sola forma (sacco). Gli ornamenti vengono riservati al tempio, perché non adornano la persona, ma il Ministro di Dio, perché sottolinei le cerimonie sacre della Chiesa. Vestendosi in modo secolare, la vanità può influenzare il sacerdote come qualsiasi mortale: le marche, la qualità della stoffa, i colori… Collocandosi al livello del mondo, la persona sarà alla mercé dei suoi gusti e dei suoi capricci. Bisognerà procedere in base alla moda e la voce del sacerdote non si udirà più come quella del profeta che gridava nel deserto, vestito di peli di cammello.

7 – Esempio di obbedienza allo spirito e alla legislazione

Come qualcuno che prende parte al Santo Sacerdozio di Cristo, il Sacerdote dev’essere un esempio dell’umiltà, dell’obbedienza e dell’abnegazione del Salvatore. La tonaca lo aiuta a mettere in pratica la povertà, l’umiltà nel vestire, l’obbedienza alla disciplina della Chiesa e il disprezzo delle cose del mondo. Indossando la tonaca, il Sacerdote dimenticherà difficilmente il suo ruolo importante e la sua missione sacra, non confonderà il suo abito e la sua vita con quelli del mondo.

A questi sette vantaggi della tonaca potranno aggiungersene altri che vi verranno in mente, ma qualunque essi siano la tonaca sarà sempre il simbolo inconfondibile del Sacerdozio, perché la Chiesa, nella sua immensa saggezza, ha disposto così; tutto ciò ha dato frutti meravigliosi nel corso dei secoli.


(Articolo pubblicato sul sito Aleteia )


2° ARTICOLO


<< Ritengo di attirare le attenzioni su un problema, che sta diventando della massima importanza: quello dell'abito ecclesiastico. Ecco i termini del problema. L’abito ecclesiastico ''normale'' è soltanto la ''talare''. Così ha deciso la CEI nel marzo 1966. E' semplicemente permesso l'uso del clergyman con forti restrizioni. Questa disposizione della CEI è completata dalle indicazioni che il decreto citato dà circa il clergyman, cioè, questi deve essere: nero o grigio ferro con il colletto detto romano.  Questo colletto, che esclude maglioni, camicie, giubbetti vari ed altro, diventa l'elemento più qualificante dell'abito ''TOLLERATO''. Alle disposizioni della CEI, il cui Decreto era stato autorizzato dalla Santa Sede, sono tenuti tutti i Religiosi di qualunque genere. Non esiste autorità, anche diocesana, che possa sopprimere o mutarne le norme, alterarne in qualunque maniera il disposto o concedere che il tutto sia supplito da una minuscola crocetta all'occhiello, del tutto incapace di fare individuare facilmente il Ministero del culto cattolico. DI  FATTO SI STA ASSISTENDO ALLA PIU' GRANDE DECADENZA DELL'ABITO ECCLESIASTICO.

Le esibizioni sono di tutti i gusti, con tanti Religiosi che vanno in giro vestiti in borghese. L'ABITO E' IMPORTANTISSIMO PER VARI MOTIVI: condiziona fortemente (anche chi lo osserva) e talvolta forgia addirittura la psicologia di chi lo porta. E' la prima cosa che si vede e l'ultima che si depone.

ESSO RICORDA IMPEGNI, APPARTENENZE, DECORO, COLLEGANZE, SPIRITO DI CORPO, DIGNITA'! Crea pertanto dei limiti alle azioni, richiama incessantemente tali limiti, fa scattare la barriera del pudore, del buon nome, del proprio dovere, della risonanza pubblica, trattiene le espansioni, le curiosità morbose. Un sorvegliante attento non riuscirebbe ad impedire quanto può impedire l'abito che si porta e che ci qualifica. Nella vita ecclesiastica e nella professione religiosa le prove da evitare, i pericoli da sfuggire sono tantissimi e quindi c'è bisogno del SOSTEGNO DELL'ABITO. Chi intende avere l'integro spirito ecclesiastico, deve avere la talare. Chi vuol bene al sacerdozio, non scherzi con la sua divisa! Non è soldato chi non Ama la sua divisa. >> (vedi anche il link SOLDATI DI CRISTO RE).

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Oggetto: [Innamorati di Maria] L'ABITO TRADITO



3° ARTICOLO


“ Sacerdote, chi sei Tu? ”

Estratto dal libro di

Padre Giulio Maria Scozzaro


(Prima parte)



Sant'Ignazio di Loyola


Per comprendere un poco chi è in realtà il Sacerdote, bisognerebbe essere Dio, perché solo Lui conosce perfettamente questo grande mistero di amore. Sant’Ignazio affermava questo del Sacerdote: “Sei il vertice di tutte le grandezze create”. Affermare che il Sacerdote è un altro Cristo non è sbagliato, e lo vedremo. Ogni Sacerdote è configurato a Gesù nello Spirito, ma è chiamato a diventare come Lui vivendo ad imitazione della vita di Gesù. “Con il Sacramento dell’Ordine i Sacerdoti si configurano a Cristo Sacerdote come ministri del Capo, allo scopo di far crescere ed edificare tutto il Corpo che è la Chiesa, in qualità di cooperatori dell’Ordine episcopale”, specifica la Presbyterorum Ordinis (12) del Concilio Vaticano II.

Ci sarebbe molto da scrivere sul Sacerdote, ma ho già pubblicato un libro (Sacerdote, chi sei Tu?), in cui lungamente approfondisco la missione e la dignità di questa santa vocazione. In questo capitolo riporto solo alcuni periodi da quel libro già pubblicato, per una maggiore comprensione della dignità sacerdotale.

Sant’Ignazio martire scriveva: “Il sacerdozio è la dignità somma fra tutte le dignità create”. Ed è per questa ragione che San Dionisio chiama il Sacerdote “Uomo divino”.  Per lui il sacerdozio è “dignità divina”. È stato il Signore stesso a dire agli Apostoli che i Sacerdoti si devono trattare come la sua stessa Persona: “Chi ascolta voi, ascolta Me. Chi disprezza voi, disprezza Me” (Lc 10,16).

Ogni Sacerdote è chiamato a compiere grandi cose, ma occorre pregare, pregare tanto. Gesù cerca l’unione intima con ogni Sacerdote, specialmente nell’offerta della Santa Messa. Che grande ed ineguagliabile cosa unirsi con Gesù nella sua offerta al Padre, o meglio, diventare una cosa sola con Gesù in quell’Ostia consacrata che si offre al Padre perché usi Misericordia verso i peccatori. Questo è il minimo, perché chi potrà mai comprendere l’altezza di questo ministero?

Gli Angeli vorrebbero essere al tuo posto nella Santa Messa, perché le tue mani toccano Dio, mentre Loro possono solo adorare Dio, ma non toccarLo. Tu ogni giorno permetti al Verbo di Incarnarsi sull’Altare. Gesù nasce sull’Altare, come a Betlemme nacque dal grembo di Maria. Dalla Divina Madre nacque una sola volta, per le tue mani Nasce ogni giorno, ogni volta che tu lo vuoi.

La dignità del Sacerdote oltrepassa anche la dignità degli Angeli. I Santi Angeli sono creature straordinarie e celestiali, ma nessuno di Loro può assolvere dai peccati una qualsiasi persona, celebrare la Santa Messa ed essere configurato a Gesù come un Sacerdote, pur essendo un povero uomo, ignorato e semplice. Anche se gli Angeli vedono faccia a faccia Dio, il Sacerdote è una creatura divinizzata per quello che Gesù gli ha trasmesso spiritualmente. Gli Angeli prestano sempre obbedienza a Dio, ma il Sacerdote comanda quando vuole a Gesù di scendere dal Cielo e di rendersi presente sull’Altare nella Santa Messa.

Gli Angeli sono immuni dalle passioni, ma una cosa ti invidiano e che Loro non possono proprio fare: soffrire per amore di Gesù Cristo. Tu sei corredentore con Gesù, mentre Loro possono solo guardare ammirati la tua quotidiana immolazione per amore di Dio, della Santa Chiesa Romana e per la conversione dei peccatori. Quante volte gli Angeli hanno desiderato e continuano a desiderare di poter imitare Gesù nella Sua crudelissima Passione e Morte, ma non possono? Invece, un semplice e buon Sacerdote, che ha compreso bene in fondo il significato della sofferenza espiatrice e corredentrice, chiede, accetta ed offre con amore continue prove dolorose, sofferenze spirituali e corporali, incomprensioni prolungate ed agonie dello spirito.

Nessuno creda essere semplice sofferenza l’agonia dello spirito: la provi e vedrà che senza la Grazia di Gesù non potrà resistere. Ma, quanto grande è questo Sacerdote davanti a Dio? È una stella che brilla di meravigliosa Luce, che illumina tenebre, coscienze inquinate e cambia i cuori putrefatti dalla lebbra del peccato.

Sacerdote, le tue mani ogni giorno sono la culla di Gesù; per quelle mani Dio cambia la sostanza del pane e del vino in Carne e Sangue; per quelle mani si riceve l’assoluzione anche dai peccati più orrendi. Sono mani che liberano le anime dalle catene del peccato, allontanano tutti i diavoli da quel corpo ed abbattono i vizi usando misericordia.

È memorabile l’affermazione di San Francesco d’Assisi: “Se vedessi un Angelo del Paradiso ed un Sacerdote, prima piegherei il ginocchio al Sacerdote, poi all’Angelo”.

Il Sacerdote è stato posto dal Signore sulla Terra per trattare al posto suo gli interessi divini. Che fiducia ripone Dio nel Sacerdote? Certo, anche perché vi vede l’Immagine del Figlio Suo, in quanto il Sacerdote realmente è stato configurato nell’ordinazione a Gesù Cristo, unico Redentore: ieri, oggi e sempre.

Riguardo i santi Sacerdoti, questi buoni Sacerdoti fuggono gli applausi, hanno un bassissimo concetto di sé e non vogliono che si parli di loro, ma in realtà, il mondo corrotto non ne vuol proprio parlare perché sono esempi che rimproverano le coscienze malvagie e perfide.

Questi Sacerdoti sono anacronistici, cioè, considerati fuori moda dal mondo corrotto, perché questo mondo immorale vuole che il Sacerdote segua le mode e non più Gesù Cristo. Ma come sarà possibile che un Sacerdote segua le mode di questo mondo e si consideri ancora Sacerdote di Gesù Cristo?

Sacerdote, tu sei il più grande di tutti i grandi della Terra. Se solo tu lo capissi... Sei grande non quando fai ciò che non ti riguarda, ma quando rimani per ore davanti al Tabernacolo a parlare con Dio di tutti i peccatori e bisognosi; quando sei all’Altare per celebrare devotamente lo stesso Sacrificio del Calvario, che ci ottiene perdono dal Padre; quando rimani inchiodato nel confessionale ad aiutare ed assolvere coloro che sono incatenati dai peccati.

Tu parlerai degnamente agli uomini di Dio, solo dopo aver parlato convenientemente a Dio degli uomini. Tu sei sempre grande, in ogni istante della tua vita. Sei sempre Gesù che passa e che Gesù sempre ascolta, guarda con amore, aiuta, comprende e salva.

Sacerdote in te tutto è sacro. Tu, o Sacerdote, sei l’uomo del soprannaturale. Tu sei un Dio terreno, eppure molte volte vivi come se non lo fossi. È vero, sei un uomo come gli altri, con le loro identiche miserie, ma tu sei potente come Dio...  Lo hai dimenticato?

Tu sai bene quanto Gesù è misericordioso, ma con te nel Giudizio sarà molto esigente, perché ti ha costituito come Suo rappresentante. Ti ha scelto tra tanti e tanti, ti ha mandato nel Mondo per ripetere le Sue stesse parole e ti ha affidato un incarico delicatissimo. “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni... insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20).

Ma per fare osservare ciò che Gesù ha comandato, devi mettere prima tu in pratica ciò che insegni.

Se il Sacerdote è un alter-Christus, per vivere degnamente la sua eccelsa vocazione, deve operare ed amare come ha fatto Gesù. Non c’è alternativa alla questione: o con Gesù o contro Gesù. Per cui, dovrà darsi da fare gratuitamente e con immenso spirito di servizio per servire il prossimo. Gesù prima di compiere due strepitosi miracoli  -ordinare Sacerdoti gli Apostoli ed istituire l’Eucaristia- lavò i piedi ai Dodici. Lui -Dio Eterno- lava i piedi ad uomini rozzi e semplici. “Cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio” (Gv 13,5).

Non c’è da rimanere sbalorditi? Eppure, Gesù ha fatto un atto che era uso fare un servo.

Allora, il Sacerdote deve essere il primo servo e volontario nel portare agli altri aiuti spirituali e materiali; dovrà avere una particolarissima cura per i più deboli, i disprezzati e rifiutati dalla società. Dovrà amare gli Ultimi, quelli che la società considera rifiuto e scarto, inutili e improduttivi. Gesù stesso si fece Ultimo: nacque, visse e morì da Ultimo. “Come Padri in Cristo, abbiano cura dei fedeli che hanno generato spiritualmente con il Battesimo e con l’insegnamento”, decreta la Lumen Gentium (28).

L’amico del Santo Curato d’Ars, il Venerabile P. Chevrier, diceva ai teologi che formava per il sacerdozio: “Il Sacerdote deve essere un altro Cristo. Pensando al Presepio, deve essere UMILE E POVERO; più sarà tale, più darà Gloria a Dio e sarà utile al prossimo: Egli deve essere un UOMO SPOGLIO DI TUTTO.

Ricordando il Calvario, deve pensare a immolare se stesso per dare la vita. Il Sacerdote deve essere un UOMO CROCIFISSO. Pensando al Santo Tabernacolo deve ricordarsi che deve dare se stesso di continuo agli altri, deve divenire come un buon pane per le anime: il Prete deve essere un UOMO MANGIATO”.

Il Sacerdote deve brillare in mezzo agli uomini per onestà, lealtà, sincerità, puntualità, correttezza, rettitudine e tutte le altre virtù umane. Se il Sacerdote non mostra queste qualità, non sarà mai un “pescatore di uomini” (Mt 4,19), non aiuterà Gesù a salvare anime, ma probabilmente rovinerà le anime.

Certamente, l’aspetto tragico dell’infedeltà di un Sacerdote è che porta dietro di sé tante anime nel baratro della perdizione. Come un santo Sacerdote santifica tanti, così al contrario, un infedele Sacerdote conduce con sé tanti lontano da Gesù e forse dalla salvezza eterna.

Le anime vogliono essere aiutate, non come vuole il mondo, ma come vuole Gesù, e tu sei un altro Gesù. Grande sei tu Sacerdote, tutti dovrebbero venerarti, ma molti non lo fanno più.

Quanto appena letto, è un breve estratto dal libro “Sacerdote, chi sei Tu?”, opera che ha aiutato molti Sacerdoti a riscoprire la bellezza e la nobiltà del sacerdozio. Soprattutto per il Sacerdote è necessario curare la propria vita spirituale, che non si improvvisa affatto. Bisogna dedicarle buon tempo della giornata, curare la meditazione giornaliera, l’attenzione alle virtù da praticare e ai vizi da eliminare. Compiere il ritiro mensile, confessarsi spesso, leggere buoni libri di spiritualità e approfondire la dottrina, curando principalmente la morale.

“Non si può tacere sul fatto che è avvenuta alla fine del secondo millennio cristiano una vera e propria eclissi del senso morale. Con questo non vogliamo né possiamo dire che la gente sia più cattiva di un tempo: piuttosto, è diventato difficile perfino parlare dell’idea del bene, come di quella del male, senza suscitare non tanto reazioni, quanto molto più semplicemente una forte incomprensione”, questo viene scritto in “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, dell’Episcopato italiano. Sono i Sacerdoti coloro che devono ripresentare i valori morali, viverli innanzitutto.

La Confessione sacramentale frequente “aumenta la retta conoscenza di se stessi, si sviluppa la povertà di spirito, si sradica l’egoismo, si resiste alla negligenza e al torpore, si purifica la coscienza, si rinvigorisce la volontà, si procura la direzione spirituale, si aumenta la Grazia”, scrive Pio XII nella “Mystici corporis”.

La Confessione frequente è stata la pratica più amata dai Santi, da tutte le anime che vogliono fare sul serio nella vita spirituale. Il cattolico indifferente non ama la Confessione, ma la ignora e sottovaluta. Per un Sacerdote non sia così, perché il sintomo della sua unione a Gesù è misurato dal desiderio che ha della Confessione, da come si prepara e poi con il pentimento quando si confessa.

“Quando avete fatto una buona Confessione, avete incatenato il diavolo”, diceva il Santo Curato d’Ars.

Non si può tacere che oggi viene trascurato da parecchi Sacerdoti il Sacramento della Riconciliazione o Confessione, non rendendosi disponibili, non permettendo ai fedeli di liberarsi dai peccati e stroncando ogni tentativo di compiere un buon cammino spirituale.

La Confessione è il momento della risurrezione da parte di molti fedeli che commettono peccati gravi, e sarà inutile il lavoro del ministero sacerdotale se poi non si concretizza nell’incontro con Cristo che ridona la Grazia con l’assoluzione.






(Seconda parte)


Riguardo la formazione permanente dei Sacerdoti, è necessaria come lo è il sole per la sussistenza della vita sulla terra. Venendo meno la formazione permanente, il Sacerdote si scopre improvvisamente spogliato di quelle virtù e di quella Grazia che danno al suo ministero la vera e indispensabile linfa vitale.

Il capitolo VI della Esortazione Apostolica post-sinodale “Pastores dabo vobis” (1992), è certamente il più ricco punto di riferimento per la formazione permanente dei Sacerdoti. Afferma che bisogna considerare la formazione permanente come un “processo di continua conversione”, che coinvolge la dimensione umana, spirituale, intellettuale e pastorale della personalità del Sacerdote.

Il Sacerdote non è un uomo qualsiasi, ma l’uomo del Divino, che tratta con le cose sacre e per questo è un uomo sacro. È difficile per il Sacerdote di oggi vivere pienamente la sua vocazione, se non riesce ogni giorno a rispettare la preghiera della Liturgia delle Ore, la meditazione quotidiana, le visite frequenti a Gesù presente nell’Eucaristia.

Questi tre aspetti che ho menzionato, sono l’indicatore della spiritualità del Sacerdote. Se egli è uomo spirituale, rispetterà ogni giorno questi tre modi di agire, vivrà con amore, interesse e partecipazione il suo sacerdozio. Ma se non è uomo spirituale, tralascerà la Liturgia delle Ore, non rispetterà la meditazione quotidiana, non penserà minimamente alle visite frequenti a Gesù presente nell’Eucaristia. Anzi, non si inginocchierà neanche dinanzi al Tabernacolo, perché Gesù non è più presente nel suo cuore. Non cerca più Gesù in quanto ha altri interessi, che non sono spirituali. È un cuore dissipato, dedito alle cose mondane.

È facile accorgersi se un Sacerdote ama Gesù e vive una sana spiritualità: se cerca Gesù presente nell’Eucaristia; se si inginocchia con rispetto dinanzi al Tabernacolo; se rimane ogni giorno a fare l’Adorazione Eucaristica; se nella sua parrocchia dedica ogni giorno del tempo all’Adorazione Eucaristica, coinvolgendo tutti i parrocchiani. E questa ricerca dell’Eucaristia manifesta la presenza di Colei che ha dato al Figlio di Dio un Corpo umano.

La Madonna è Madre dell’Eucaristia, perché l’Eucaristia è lo stesso Corpo che Maria diede a Gesù nella notte di Betlemme. L’Eucaristia non è qualcosa di diverso da Gesù: è lo stesso Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù. Solo che dopo la Risurrezione il suo Corpo ha assunto una forma divina, la forma della Gloria. Durante la vita terrena, in Paradiso e nell’Eucaristia, Gesù rimane sempre Figlio di Maria, l’innamorato di Maria.

E dove è presente il Corpo glorioso del Figlio è anche presente il Corpo glorioso della Madre. Il Corpo glorioso di Gesù essendo al di fuori del limite del tempo e dello spazio, gli consente di essere presente in tutti i Tabernacoli sparsi in ogni parte del mondo; allo stesso modo, il Corpo glorioso della Madonna Le consente di essere ovunque c’è un Tabernacolo nel mondo. Lei rimane veramente accanto ad ogni Tabernacolo dove viene custodito Gesù.

È sempre la Vergine in adorazione. L’Unica creatura in grado di poter adorare adeguatamente Gesù, che fa diventare il suo Cuore come un vivo, palpitante e materno Tabernacolo di amore, di adorazione, di ringraziamento e di perenne riparazione. Il Sacerdote che rimane in adorazione dinanzi l’Eucaristia, diventa anche lui un vivo e riconoscente Tabernacolo di amore, di adorazione, di ringraziamento e di perenne riparazione.

Un Sacerdote che prega poco, non avrà mai desiderio di rimanere in adorazione dinanzi l’Eucaristia, non sarà mai testimone di Gesù, Capo e Pastore, non ha in sé le virtù di Gesù, non ha la sua mentalità e non potrà mai compiere le opere di Gesù. Chi prega poco, ama molto poco o non ama.

Per diventare come Gesù, il Sacerdote deve fare un cammino costante di purificazione, ma non può farlo da solo, perché è un cammino difficile. Occorre un aiuto particolare, occorre la Madre spirituale, Colei che Gesù ci diede come Madre poco prima di esalare l’ultimo respiro. È Lei la Maestra di vita spirituale, Maestra di perfezione, è Lei che portò nel grembo Gesù, Lo diede al mondo, Lo allattò, educò, formò, crebbe, accompagnò nella missione di riscattare l’umanità dal peccato originale. La Madonna come è Madre dell’Incarnazione, così è anche Madre della Redenzione.

Senza la presenza della Madonna, mai potrà un Sacerdote vivere pienamente la sua missione. È la Madonna a dare al Sacerdote il suo Spirito per dirigerlo verso la spiritualità che piace a Gesù, ad essere di buoni costumi irreprensibile, a praticare le virtù con eroismo, a mostrare in ogni istante a tutti i fedeli il suo essere Uomo Divino.

Solo la presenza della Madonna aiuterà il Sacerdote a vivere secondo il Cuore di Gesù. Solo se si rivestirà dell’Amore di Maria e delle virtù di questa dolcissima Creatura, il Sacerdote agirà seguendo la volontà di Gesù, che manifesta Maria, in quanto, la volontà di Maria è la stessa volontà di Gesù.

La realizzazione della missione del Sacerdote passa attraverso la mediazione della Madonna, perché è Lei la Mediatrice nel Mediatore.

Con la dolce presenza della Madonna nella vita del Sacerdote, tutte le sue opere si rivestiranno di luce soprannaturale, ed anche le più piccole opere saranno benedette da Dio. Soprattutto, con la recita giornaliera del Rosario -preferibilmente in Chiesa con i fedeli-, si riempirà sempre più dello Spirito della Madonna, Lei agirà con maggiore libertà in lui, le parole del Sacerdote saranno precise ed edificanti, aumenterà la disponibilità ad ascoltare le confessioni, avrà nel cuore un grande interesse per la salvezza delle anime e, per questo, orienterà la sua vita per portare agli altri la salvezza in Gesù Cristo.

Con la presenza della Madonna nella vita del Sacerdote, sarà presente ed amato anche il Santo Rosario. Il Sacerdote non può ottemperare degnamente alla sua delicatissima missione senza un grande amore al Santo Rosario. È impossibile riuscirvi. Potrà compiere grandi opere sociali, ma senza lo Spirito di Dio. Senza lo stesso interesse di Dio.

Il Santo Rosario trasforma ogni cosa: principalmente la vita del Sacerdote, i suoi pensieri, la sua mentalità e il suo operare, i suoi interessi, i suoi affetti disordinati, la sua pigrizia nelle cose di Dio, la sua premura nel terminare le preghiere, l’indisponibilità ad ascoltare con grande pazienza i fedeli, anche per ore (in cose importanti).

Diventerà egli stesso buon pane per sfamare nei fedeli la fame di Dio; si farà comprendere dagli altri; infonderà sempre fiducia in coloro che vivono quasi nella disperazione; donerà speranza agli afflitti; avrà credibilità come uomo coerente; sarà guardato come un vero servo di Gesù; susciterà la Fede nei fedeli; sarà seguito da tante anime assetate dell’Amore di Gesù.

Quanto bene può compiere un Sacerdote che vive in unione alla Madonna e recita ogni giorno più Corone del Santo Rosario!

Quindi, soprattutto al Sacerdote la recita del Santo Rosario è indispensabile come l’aria che respira. E più lo recita, più diventa come la Madonna, sarà amato da Gesù con affetto particolare, perché Egli vedrà accrescere la presenza di sua Madre nel Sacerdote. Lo amerà ancora di più di quanto non lo ami già, perché la presenza della Madre attrae Gesù, ed Egli dona ancora molte Grazie al Sacerdote.

Cosa non ci procura la recita del Santo Rosario!

Da una parte è grandioso il Santo Rosario, dall’altra parte è molto grande la preoccupazione e l’agitazione per chi oggi vuole mutare radicalmente la Fede Cattolica.

Sarà grande la rovina di coloro che hanno un certo prurito di novità, come scriveva San Paolo e che porta certi settori della Chiesa Cattolica ad affermare che il diavolo non esiste più, l’inferno è chiuso, l’Eucaristia non è Gesù ed altro di raccapricciante. Dove è finita la Fede in Dio?

Il danno spirituale ed eterno che si procura alle anime è inimmaginabile e grida giustizia davanti a Dio. Come può un teologo affermare tesi diverse dal Vangelo, solo perché le pensa lui e senza avere una benché minima prova certa e storica? Come può travisare le chiare e precise parole di Gesù o trasformare le Verità della Chiesa Cattolica?

È malafede? Più che altro è perdita della Fede. Il teologo tenacemente approva la sua tesi infedele come vera, perché ha smarrito la Verità, non ha più vita spirituale, non ha più Dio nell’anima. Non segue più lo Spirito di Dio. La mancanza della preghiera trasforma il teologo in un ateo, o innovatore, o modernista, o progressista, o in un essere totalmente razionale che non ha più la capacità di elevarsi a Dio. Non è più uno studioso di Dio e delle sue cose, ma un ricercatore di un nuovo vangelo: il suo vangelo, creato a misura delle proprie debolezze, delle proprie fantasie e delle sue nuove innovazioni (per approfondire con facilità la vera Fede Cattolica e conoscere certe deformazioni teologiche, si consiglia il nostro libro DIO È VIVO, scritto insieme a Padre Antonio Di Monda).

San Paolo aveva già parlato di coloro che deformano la Dottrina Cattolica: “Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina secondo la pietà, costui è accecato dall’orgoglio, non comprende nulla ed è preso dalla febbre di cavilli e di questioni oziose. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità” (1 Tm 6,3-5).

Invece, il teologo che prega sarà guidato dallo Spirito di Dio e non avrà alcuna novella nuova da sostituire nel Vangelo. Ci sono molti studiosi che servono la Parola di Dio con amore e docilità, senza pretendere di accostare alla Sacra Scrittura cose che Dio non ha mai pensato. Studiosi che fanno parte di quel cerchio di anime che riceveranno grandi meriti in Cielo. Gesù di essi ha detto così: “Chi osserverà questi precetti e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei Cieli” (Mt 5,19). Ma di coloro che stravolgono i suoi insegnamenti ha pure detto: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei Cieli” (Mt 5,19).

“Il Magistero insegna autenticamente la dottrina degli Apostoli e, traendo vantaggio dal lavoro teologico, respinge le obiezioni e le deformazioni della Fede, proponendo inoltre con l’autorità ricevuta da Gesù Cristo nuovi approfondimenti, esplicitazioni e applicazioni della dottrina rivelata… Anche se la dottrina della Fede non è in causa, il teologo non presenterà le sue opinioni o le sue ipotesi divergenti come se si trattasse di conclusioni indiscutibili. Questa discrezione è esigita dal rispetto della verità così come dal rispetto per il popolo di Dio (cfr Rm 14,1-15; 1 Cor 8; 10,23-33). Per gli stessi motivi egli rinuncerà a una loro espressione pubblica intempestiva”. Questa è una affermazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, sulla Vocazione ecclesiale del teologo.

“Il Vangelo deve diventare l’unico metro di misura delle nostre intenzioni e azioni. Solo così potrà fiorire la santità tra i cristiani… Solo il Vangelo ci dona l’esatta proporzione tra peccato e Grazia, colpa e perdono. Gesù infatti è venuto nel mondo per perdonare i nostri peccati”, è scritto nelle Riflessioni e preghiere sul Sacerdote alla luce della Lettera ai Sacerdoti di Giovanni Paolo II per il Giovedì Santo 2001.

L’avversario principale della Madonna, il diavolo, con inganno e per mezzo della sua subdola seduzione, è riuscito a diffondere ovunque gli errori, sotto forma di nuove e più aggiornate interpretazioni della verità, ed a condurre molti a scegliere consapevolmente ed a vivere nel peccato, nella ingannevole convinzione che il peccato non è più un male, anzi che è un valore e un bene.

Ci sono coloro caduti in questa trappola maligna del diavolo, per questo occorre pregare molto ogni giorno per la conversione dei Sacerdoti. Quanto danno provoca in migliaia di fedeli la rovina di un Sacerdote! Egli può portare migliaia di fedeli all’inferno o migliaia di fedeli in Paradiso.

Quanto è grande la sua responsabilità davanti a Dio! Ma l’astuzia del diavolo è così perversa che non lascia più il tempo al Sacerdote di meditare sulla sua vita, di accorgersi in quale burrone è precipitato.

Così, la confusione teologica che tutto stravolge è entrata in quelle anime. Nel cristianesimo è entrata una grande apostasia, e apostasia significa rinnegamento della Fede, non credere più con il cuore, non osservare spiritualmente le Leggi di Dio, anche se fisicamente si è presenti in Chiesa.

Apostasia significa non credere più a Gesù, alla Madonna e al Vangelo, anche se si predica con grande intensità sentimentale, con parole dotte per suscitare ammirazione, con esteriore ed apparente umiltà, con uno sbriciolare di termini biblici ed incomprensibili, con la ricerca della spettacolarità.

Quindi, fisicamente, con il corpo si è presenti in Chiesa, ma il cuore non ama più Dio, è assente, non crede più e rinnega Dio con le sue Leggi. Questa è l’apostasia. In questo modo si manifestano gli atteggiamenti intimi del Sacerdote, che non sfuggono a molti fedeli, i quali reagiscono con l’allontanamento dalla parrocchia o dalla frequenza alla Santa Messa.

Certo, questa reazione dei fedeli indica la mancanza di spiritualità e partecipazione alla vita parrocchiale, ma doveva essere compito del Sacerdote formarli alla vera spiritualità del Vangelo e non alla propria visione distorta del Vangelo; doveva essere lui a pregare e a fare penitenze per il suo gregge; doveva istruirli nella sana Tradizione della Chiesa; doveva vegliare su tutto il suo gregge…

Al Signore Gesù dovrà dire cosa ha fatto invece di difendere, istruire, pregare ed amare il suo gregge.

Ci sono Sacerdoti che diffondono ed insegnano con molta facilità errori dottrinali, e con altrettanta facilità negano le Verità fondamentali della Fede, portando moltissimi fedeli a deviazioni ereticali preoccupanti.

Ciò che sorprende è uno strano silenzio da parte di coloro che devono difendere le Verità della Chiesa Cattolica e non reagiscono più.

Certamente ci sono molti Vescovi, Sacerdoti, Religiosi e fedeli che con coraggio seguono fedelmente il Vangelo di Gesù, anche perchè non hanno abbandonato la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Lavorano con umiltà, profonda preghiera e intenso apostolato per la glorificazione del Cuore Immacolato davanti alla Chiesa e a tutta l’umanità.  Molti Sacerdoti e Religiosi ne sono impegnati.

“Solo il pastore che prega saprà insegnare a pregare, mentre saprà anche attrarre la Grazia di Dio su coloro che dipendono dal suo ministero pastorale, in modo da favorire conversioni, propositi di vita più fervente, vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione” (Congregazione per il Clero - Il Presbitero, Maestro della Parola, Ministro dei Sacramenti e guida della comunità).

Preghiamo molto ogni giorno per tutti i Sacerdoti, ritorniamo a fare penitenze per ottenere Grazie per i Sacerdoti, quelle penitenze che tanto bene fanno anche per la propria purificazione.

In ogni Santa Messa offriamo la Santa Comunione per tutti i Sacerdoti, diciamo a Gesù per tre volte al momento della consacrazione: “Ti amo e ti adoro, mio Dio e mio tutto. Ti prego di aiutare tutti i Sacerdoti, specialmente quelli che vivono lontani da te. Pietà e misericordia per tutti i Sacerdoti che ti offendono. Tu sei buono, Gesù, ti prego dona a loro innumerevoli Grazie di conversione”.



(Terza parte)


Riguardo la formazione permanente dei Sacerdoti, è necessaria come lo è il sole per la sussistenza della vita sulla terra. Venendo meno la formazione permanente, il Sacerdote si scopre improvvisamente spogliato di quelle virtù e di quella Grazia che danno al suo ministero la vera e indispensabile linfa vitale.

Il capitolo VI della Esortazione Apostolica post-sinodale “Pastores dabo vobis” (1992), è certamente il più ricco punto di riferimento per la formazione permanente dei Sacerdoti. Afferma che bisogna considerare la formazione permanente come un “processo di continua conversione”, che coinvolge la dimensione umana, spirituale, intellettuale e pastorale della personalità del Sacerdote.

Il Sacerdote non è un uomo qualsiasi, ma l’uomo del Divino, che tratta con le cose sacre e per questo è un uomo sacro. È difficile per il Sacerdote di oggi vivere pienamente la sua vocazione, se non riesce ogni giorno a rispettare la preghiera della Liturgia delle Ore, la meditazione quotidiana, le visite frequenti a Gesù presente nell’Eucaristia.

Questi tre aspetti che ho menzionato sono l’indicatore della spiritualità del Sacerdote. Se egli è uomo spirituale, rispetterà ogni giorno questi tre modi di agire, vivrà con amore, interesse e partecipazione il suo sacerdozio; ma se non è uomo spirituale, tralascerà la Liturgia delle Ore, non rispetterà la meditazione quotidiana, non penserà minimamente alle visite frequenti a Gesù presente nell’Eucaristia, anzi, non si inginocchierà neanche dinanzi al Tabernacolo, perché Gesù non è più presente nel suo cuore. Egli non cerca più Gesù in quanto ha altri interessi, che non sono spirituali. È un cuore dissipato, dedito alle cose mondane.

È facile accorgersi se un Sacerdote ama Gesù e vive una sana spiritualità: se cerca Gesù presente nell’Eucaristia, se si inginocchia con rispetto dinanzi al Tabernacolo, se rimane ogni giorno a fare l’Adorazione Eucaristica, se nella sua parrocchia dedica ogni giorno del tempo all’Adorazione Eucaristica, coinvolgendo tutti i parrocchiani; è questa ricerca dell’Eucaristia che manifesta la presenza di Colei che ha dato al Figlio di Dio un Corpo umano.

La Madonna è Madre dell’Eucaristia, perché l’Eucaristia è lo stesso Corpo che Maria diede a Gesù nella notte di Betlemme. L’Eucaristia non è qualcosa di diverso da Gesù: è lo stesso Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù; solo che dopo la Risurrezione il Suo Corpo ha assunto una forma divina, la forma della Gloria. Durante la vita terrena, in Paradiso e nell’Eucaristia, Gesù rimane sempre Figlio di Maria, l’innamorato di Maria.

Dove è presente il Corpo glorioso del Figlio è anche presente il Corpo glorioso della Madre. Il Corpo glorioso di Gesù, essendo al di fuori del limite del tempo e dello spazio, Gli consente di essere presente in tutti i Tabernacoli sparsi in ogni parte del mondo; allo stesso modo, il Corpo glorioso della Madonna Le consente di essere ovunque c’è un Tabernacolo nel mondo. Lei rimane veramente accanto ad ogni Tabernacolo dove viene custodito Gesù.

La Vergine è sempre in adorazione. L’Unica creatura in grado di poter adorare adeguatamente Gesù, che fa diventare il Suo Cuore come un vivo, palpitante e materno Tabernacolo di amore, di adorazione, di ringraziamento e di perenne riparazione. Il Sacerdote che rimane in adorazione dinanzi l’Eucaristia, diventa anche lui un vivo e riconoscente Tabernacolo di amore, di adorazione, di ringraziamento e di perenne riparazione.

Un Sacerdote che prega poco, non avrà mai desiderio di rimanere in adorazione dinanzi l’Eucaristia, non sarà mai testimone di Gesù, Capo e Pastore, non ha in sé le virtù di Gesù, non ha la Sua mentalità e non potrà mai compiere le opere di Gesù. Chi prega poco, ama molto poco o non ama.

Per diventare come Gesù, il Sacerdote deve fare un cammino costante di purificazione, ma non può farlo da solo, perché è un cammino difficile. Occorre un aiuto particolare, occorre la Madre spirituale, Colei che Gesù ci diede come Madre poco prima di esalare l’ultimo respiro. È Lei la Maestra di vita spirituale, Maestra di perfezione, è Lei che portò nel grembo Gesù, Lo diede al mondo, Lo allattò, educò, formò, crebbe, accompagnò nella missione di riscattare l’umanità dal peccato originale. La Madonna come è Madre dell’Incarnazione, così è anche Madre della Redenzione.

Senza la presenza della Madonna, mai potrà un Sacerdote vivere pienamente la sua missione. È la Madonna a dare al Sacerdote il Suo Spirito per dirigerlo verso la spiritualità che piace a Gesù, ad essere di buoni costumi irreprensibile, a praticare le virtù con eroismo, a mostrare in ogni istante a tutti i fedeli il suo essere Uomo Divino.

Solo la presenza della Madonna aiuterà il Sacerdote a vivere secondo il Cuore di Gesù. Solo se si rivestirà dell’Amore di Maria e delle virtù di questa dolcissima Creatura, il Sacerdote agirà seguendo la Volontà di Gesù, che manifesta Maria, in quanto, la Volontà di Maria è la stessa Volontà di Gesù.

La realizzazione della missione del Sacerdote passa attraverso la mediazione della Madonna, perché è Lei la Mediatrice nel Mediatore.

Con la dolce presenza della Madonna nella vita del Sacerdote, tutte le sue opere si rivestiranno di luce soprannaturale, ed anche le più piccole opere saranno benedette da Dio. Soprattutto, con la recita giornaliera del Rosario -preferibilmente in Chiesa con i fedeli-, si riempirà sempre più dello Spirito della Madonna, Lei agirà con maggiore libertà in lui, le parole del Sacerdote saranno precise ed edificanti, aumenterà la disponibilità ad ascoltare le confessioni, avrà nel cuore un grande interesse per la salvezza delle anime e, per questo, orienterà la sua vita per portare agli altri la salvezza in Gesù Cristo.

Con la Presenza della Madonna nella vita del Sacerdote, sarà presente ed amato anche il Santo Rosario. Il Sacerdote non può ottemperare degnamente alla sua delicatissima missione senza un grande amore al Santo Rosario. È impossibile riuscirvi. Potrà compiere grandi opere sociali, ma senza lo Spirito di Dio, senza lo stesso interesse di Dio.

Il Santo Rosario trasforma ogni cosa: principalmente la vita del Sacerdote, i suoi pensieri, la sua mentalità e il suo operare, i suoi interessi, i suoi affetti disordinati, la sua pigrizia nelle cose di Dio, la sua premura nel terminare le preghiere, l’indisponibilità ad ascoltare con grande pazienza i fedeli, anche per ore (in cose importanti).

Diventerà egli stesso buon pane per sfamare nei fedeli la fame di Dio; si farà comprendere dagli altri; infonderà sempre fiducia in coloro che vivono quasi nella disperazione; donerà speranza agli afflitti; avrà credibilità come uomo coerente; sarà guardato come un vero servo di Gesù; susciterà la Fede nei fedeli; sarà seguito da tante anime assetate dell’Amore di Gesù.

Quanto bene può compiere un Sacerdote che vive in unione alla Madonna e recita ogni giorno più Corone del Santo Rosario!

Quindi, soprattutto al Sacerdote la recita del Santo Rosario è indispensabile come l’aria che respira, e più lo recita, più diventa come la Madonna, sarà amato da Gesù con affetto particolare, perché Egli vedrà accrescere la presenza di Sua Madre nel Sacerdote. Lo amerà ancora di più di quanto non lo ami già, perché la presenza della Madre attrae Gesù, ed Egli dona ancora molte Grazie al Sacerdote.

Cosa non ci procura la recita del Santo Rosario!

Da una parte è grandioso il Santo Rosario, dall’altra parte è molto grande la preoccupazione e l’agitazione per chi oggi vuole mutare radicalmente la Fede Cattolica.

Sarà grande la rovina di coloro che hanno un certo ‘prurito’ di novità, come scriveva San Paolo e che porta certi settori della Chiesa Cattolica ad affermare che il ‘diavolo’ non esiste più, l’inferno è chiuso, l’Eucaristia non è Gesù ed altro di raccapricciante. Dove è finita la Fede in Dio?

Il danno spirituale ed eterno che si procura alle anime è inimmaginabile e grida giustizia davanti a Dio. Come può un teologo affermare tesi diverse dal Vangelo, solo perché le pensa lui e senza avere una benché minima prova certa e storica? Come può travisare le chiare e precise parole di Gesù o trasformare le Verità della Chiesa Cattolica?

È malafede? Più che altro è perdita della Fede. Il teologo tenacemente approva la sua tesi infedele come vera, perché ha smarrito la Verità, non ha più vita spirituale, non ha più Dio nell’anima. Non segue più lo Spirito di Dio. La mancanza della preghiera trasforma il teologo in un ateo, o innovatore, o modernista, o progressista, o in un essere totalmente razionale che non ha più la capacità di elevarsi a Dio. Non è più uno studioso di Dio e delle Sue cose, ma un ricercatore di un nuovo vangelo: il suo vangelo, creato a misura delle proprie debolezze, delle proprie fantasie e delle sue nuove innovazioni (per approfondire con facilità la vera Fede Cattolica e conoscere certe deformazioni teologiche, si consiglia il nostro libro DIO È VIVO, scritto insieme a Padre Antonio Di Monda).

San Paolo aveva già parlato di coloro che deformano la Dottrina Cattolica: “Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina secondo la pietà, costui è accecato dall’orgoglio, non comprende nulla ed è preso dalla febbre di cavilli e di questioni oziose. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità” (1 Tm 6,3-5).

Invece, il teologo che prega sarà guidato dallo Spirito di Dio e non avrà alcuna novella nuova da sostituire nel Vangelo. Ci sono molti studiosi che servono la Parola di Dio con amore e docilità, senza pretendere di accostare alla Sacra Scrittura cose che Dio non ha mai pensato. Studiosi che fanno parte di quel cerchio di anime che riceveranno grandi meriti in Cielo. Gesù di essi ha detto così: “Chi osserverà questi precetti e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei Cieli” (Mt 5,19). Ma di coloro che stravolgono i suoi insegnamenti ha pure detto: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei Cieli” (Mt 5,19).

“Il Magistero insegna autenticamente la dottrina degli Apostoli e, traendo vantaggio dal lavoro teologico, respinge le obiezioni e le deformazioni della Fede, proponendo inoltre con l’autorità ricevuta da Gesù Cristo nuovi approfondimenti, esplicitazioni e applicazioni della dottrina rivelata… Anche se la dottrina della Fede non è in causa, il teologo non presenterà le sue opinioni o le sue ipotesi divergenti come se si trattasse di conclusioni indiscutibili. Questa discrezione è esigita dal rispetto della verità così come dal rispetto per il popolo di Dio (cfr Rm 14,1-15; 1 Cor 8; 10,23-33). Per gli stessi motivi egli rinuncerà a una loro espressione pubblica intempestiva”. Questa è una affermazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, sulla Vocazione ecclesiale del teologo.

“Il Vangelo deve diventare l’unico metro di misura delle nostre intenzioni e azioni. Solo così potrà fiorire la santità tra i cristiani… Solo il Vangelo ci dona l’esatta proporzione tra peccato e Grazia, colpa e perdono. Gesù infatti è venuto nel mondo per perdonare i nostri peccati”, è scritto nelle Riflessioni e preghiere sul Sacerdote alla luce della Lettera ai Sacerdoti di Giovanni Paolo II per il Giovedì Santo 2001.

L’avversario principale della Madonna, il diavolo, con inganno e per mezzo della sua subdola seduzione, è riuscito a diffondere ovunque gli errori, sotto forma di nuove e più aggiornate interpretazioni della verità, ed a condurre molti a scegliere consapevolmente ed a vivere nel peccato, nella ingannevole convinzione che il peccato non è più un male, anzi che è un valore e un bene.

Ci sono coloro caduti in questa trappola maligna del diavolo, per questo occorre pregare molto ogni giorno per la conversione dei Sacerdoti. Quanto danno provoca in migliaia di fedeli la rovina di un Sacerdote! Egli può portare migliaia di fedeli all’inferno o migliaia di fedeli in Paradiso.

Quanto è grande la sua responsabilità davanti a Dio! Ma l’astuzia del diavolo è così perversa che non lascia più il tempo al Sacerdote di meditare sulla sua vita, di accorgersi in quale burrone è precipitato.

Così, la confusione teologica che tutto stravolge è entrata in quelle anime. Nel cristianesimo è entrata una grande apostasia, e apostasia significa rinnegamento della Fede, non credere più con il cuore, non osservare spiritualmente le Leggi di Dio, anche se fisicamente si è presenti in Chiesa.

Apostasia significa non credere più a Gesù, alla Madonna e al Vangelo, anche se si predica con grande intensità sentimentale, con parole dotte per suscitare ammirazione, con esteriore ed apparente umiltà, con uno sbriciolare di termini biblici ed incomprensibili, con la ricerca della spettacolarità.

Quindi, fisicamente, con il corpo si è presenti in Chiesa, ma il cuore non ama più Dio, è assente, non crede più e rinnega Dio con le Sue Leggi. Questa è l’apostasia. In questo modo si manifestano gli atteggiamenti intimi del Sacerdote, che non sfuggono a molti fedeli, i quali reagiscono con l’allontanamento dalla parrocchia o dalla frequenza alla Santa Messa.

Certo, questa reazione dei fedeli indica la mancanza di spiritualità e partecipazione alla vita parrocchiale, ma doveva essere compito del Sacerdote formarli alla vera spiritualità del Vangelo e non alla propria visione distorta del Vangelo; doveva essere lui a pregare e a fare penitenze per il suo gregge; doveva istruirli nella sana Tradizione della Chiesa; doveva vegliare su tutto il suo gregge…

Al Signore Gesù dovrà dire cosa ha fatto invece di difendere, istruire, pregare ed amare il suo gregge.

Ci sono Sacerdoti che diffondono ed insegnano con molta facilità errori dottrinali, e con altrettanta facilità negano le Verità fondamentali della Fede, portando moltissimi fedeli a deviazioni ereticali preoccupanti.

Ciò che sorprende è uno strano silenzio da parte di coloro che devono difendere le Verità della Chiesa Cattolica e non reagiscono più.

Certamente ci sono molti Vescovi, Sacerdoti, Religiosi e fedeli che con coraggio seguono fedelmente il Vangelo di Gesù, anche perché non hanno abbandonato la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Lavorano con umiltà, profonda preghiera e intenso apostolato per la glorificazione del Cuore Immacolato davanti alla Chiesa e a tutta l’umanità. Molti Sacerdoti e Religiosi ne sono impegnati.

“Solo il pastore che prega saprà insegnare a pregare, mentre saprà anche attrarre la Grazia di Dio su coloro che dipendono dal suo ministero pastorale, in modo da favorire conversioni, propositi di vita più fervente, vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione” (Congregazione per il Clero - Il Presbitero, Maestro della Parola, Ministro dei Sacramenti e guida della comunità).

Preghiamo molto ogni giorno per tutti i Sacerdoti, ritorniamo a fare penitenze per ottenere Grazie per i Sacerdoti, quelle penitenze che tanto bene fanno anche per la propria purificazione.

In ogni Santa Messa offriamo la Santa Comunione per tutti i Sacerdoti, diciamo a Gesù per tre volte al momento della consacrazione: “Ti amo e ti adoro, mio Dio e mio tutto. Ti prego di aiutare tutti i Sacerdoti, specialmente quelli che vivono lontani da te. Pietà e misericordia per tutti i Sacerdoti che ti offendono. Tu sei buono, Gesù, ti prego dona a loro innumerevoli Grazie di conversione”.


Mons. Saverio Martucci,

Sacerdote in Eterno,

con il suo coerente abito talare.






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