SiteGround web hosting Joomla Templates




Kattolici, “Cristiani

o

“Cristiani - Cattolici” ?

 







A fine articolo:

"La denigrazione del cattolicesimo".


Si parla molto spesso, da più parti, di “cattolici”. Ma chi sono esattamente i “cattolici”?

Molti usano questo termine con disinvoltura, certi – così sembra – di usarlo bene, nel suo giusto senso, vuoi per lodare, vuoi per rifiutare il “cattolicesimo”, vuoi per sentirsi “cattolici”, vuoi per sentirsi contrari o estranei.

Se poi andiamo ad indagare su cosa si nasconde dietro a questo termine, o che cosa intendono dire coloro che lo usano, ci accorgeremo che il significato non è più univoco e preciso, ma gli si fanno entrare contenuti molto disparati ed addirittura contradditori. Esistono due gruppi di problematiche. C’è quella di sapere se due tesi tra loro contrastanti possono insieme coesistere nel cattolicesimo.

Esempi di questo primo gruppo.

C’è chi considera conforme all’essere cattolico sia il sostenere che Dio è immutabile sia chi dice che muta; sia l’affermare l’infallibilità del Papa che il negarla; sia chi afferma la divinità di Cristo, sia chi la nega; sia chi afferma l’immortalità dell’anima, sia chi la nega; sia chi sostiene Darwin, sia chi lo rifiuta; sia chi afferma l’immutabilità del dogma, sia chi la nega; sia chi crede nei miracoli, sia chi non ci crede; sia chi afferma la verginità della Madonna, sia chi la nega; sia chi dice che il 'diavolo' esiste, ,ia chi lo nega; sia chi sostiene che non ci salviamo tutti, sia chi lo nega; sia chi afferma una legge naturale, sia chi la nega; sia chi dichiara illeciti gli anticoncezionali o i rapporti sessuali extramatrimoniali, sia chi lo nega, e così via.

C’è poi la questione di sapere se certe concezioni come per esempio lo spiritismo, la massoneria, il comunismo, Lutero, il buddismo, la reincarnazione, il panteismo o altre idee sono conciliabili con il cattolicesimo: per alcuni sì, per altri no.

Si tratta di questioni liberamente discusse all’interno del cattolicesimo? Per alcuni sì, per altri no. Ma allora noi vorremmo chiedere a costoro: quali sono i punti essenziali ed irrinunciabili del cattolicesimo, rifiutando i quali uno non è più cattolico? Qui c’è una gran confusione, anche se si è grosso modo formato oggi un cattolicesimo modernista filoprotestante che ha una qualche sua coerenza.

Non è difficile, se riflettiamo, sapere che cosa vuol dire essere cattolico… basta leggere il “Catechismo” della Chiesa cattolica e seguire le concezioni chiare ed ineppugnabili, di cui il Santo Padre, spesso, ne sottolinea addirittura la inconciliabilità di alcune leggi ‘non negoziabili’, anche se sostenute con varie tesi da alcuni ‘kattolici progressisti’.


Innanzitutto ricordiamo il significato etimologico della parola “cattolico”. Essa viene, come è noto, dal greco kath-olikòs, ossia katà òlon = su tutto, ossia “in tutto il mondo”, secondo il comando di Cristo: “Andate in tutto il mondo”, il che significa che il contenuto del cattolicesimo è universale, ovvero il medesimo per tutti gli uomini in tutti i tempi, secondo quanto Cristo ha detto: “Passerà il Cielo e la Terra, ma le Mie parole non passeranno”.

Penso d’altra parte che nessuno mi contraddirà se io definisco l’essere cattolico in questo modo: ascoltare il Romano Pontefice come “roccia” sulla quale Cristo ha fondato la sua Chiesa (“Tu es Petrus”), interprete in ultima istanza della rivelazione cristiana (“confirma fratres tuos”) e come suprema guida umana della condotta cristiana (“pasce oves meas”), Pastore di quella Chiesa “cattolica” della quale parla il Credo che pronunciamo nella Santa Messa, “Credo” che è esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica e che è vissuto esemplarmente dai santi.

Stando così le cose, è evidente che la definizione del termine “cattolico” non può essere lasciata di diritto all’arbitrio di alcun privato, o di alcun raggruppamento religioso all’infuori della Chiesa (Una, Santa), Cattolica, Apostolica, Romana.

Quindi la regola definitiva e certa della Fede Cattolica non ci è data né dai teologi, né dai filosofi, né dagli esegeti, né dagli storici, né dai profeti, né dai poeti, né dai carismatici, né dai veggenti, né dai comuni cristiani, per quanto in possesso dello Spirito Santo ed esperti nella Sacra Scrittura. Non ci è data neppure dai Vescovi, dai Cardinali o dalle conferenze episcopali o dal Concilio ecumenico se non cum Petro e sub Petro.

L’essere cattolico risulta così da un insieme preciso ed organico di elementi o fattori dottrinali e morali, un insieme al quale, come dice l’Apocalisse, nulla si può aggiungere e nulla si può togliere (Ap 22,18). Chi fa questo, lo sappia o non lo sappia, cade in quell’errore che si chiama “eresia”; non è più cattolico ma eretico; oppure si può dire che resta cattolico laddove resta fedele ai princìpi suddetti, ma è eretico in rapporto al falso in cui cade.

Nessuno, dunque, è autorizzato a definire che cosa e chi è cattolico, in ultima istanza e con certezza, se non il Sommo Pontefice e gli organi di magistero e di governo dei quali egli si serve, in particolare la Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale ha appunto dal Papa l’incarico di aiutarlo nel discernere ciò che è conforme e ciò che è contrario alla dottrina ed al costume cattolico.

Essere cristiano non vuol dire ancora essere cattolico. Anche i protestanti e gli ortodossi sono cristiani, ma non sono cattolici. Ad essi manca, come è noto, il riconoscimento dell’autorità del Successore di Pietro, oltre ad altre cose.

Un difetto del cattolicesimo di oggi è la faciloneria, la presunzione e il criterio soggettivistico e quindi falso, in base al quale si definisce l’essere cattolico, o ci si considera o si è considerati “cattolici”. Capita, invece, che chi si preoccupa di determinare con esattezza e spirito di obbedienza alla Chiesa l’identità cattolica viene designato con epiteti offensivi, infamanti o ritenuti tali, come “fondamentalista”, “chiuso”, “talebano”, “bigotto”, “intregrista”, “rigido”, “papista”, “tradizionalista”, “arretrato”, “preconciliare”… ecc.. Esistono invece, in realtà, veri cattolici - purtroppo una minoranza - i quali, come per esempio il Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP, con tutto diritto ed anzi con vanto possono considerarsi per esempio “tradizionalisti”.

Come spiegare questo abuso del termine “cattolico”? Perché tanti si considerano o sono considerati “cattolici” pur essendo caduti, magari senza accorgersene, in eresie? Perché tenere al nome “cattolico” quando in realtà non si sottostà o non si vuol sottostare alle regole per esserlo veramente? Come mai certi veri cattolici vengono denigrati, commiserati, disprezzati, emarginati o derisi da altri sedicenti cattolici che in realtà non lo sono? Perché costoro non riconoscono piuttosto di essere in realtà dei semiprotestanti, o semiortodossi, o semimassoni, o semicomunisti e via discorrendo? Perché non abbandonano il nome "cattolico" per riconoscersi apertamente per quello che essi sono in realtà? A che scopo? Con quali vantaggi?

Oggi si è largamente perso il desiderio di accogliere tutti gli elementi del cattolicesimo, rifiutando ciò che con esso è incompatibile. Non ci si cura della coerenza e si ama il sincretismo, non si vuol tener conto dell’autorità legittima preposta a stabilire ciò che è cattolico e ciò che non lo è e si crede di poter stabilire l’esser cattolico per conto proprio, in base ai propri gusti o seguendo il teologo e l’esegeta di successo.

Alcuni credono che sia impossibile sapere quali sono gli elementi essenziali del cattolicesimo, ma che tutto sia opinabile: da qui la convinzione che ognuno è libero di credere quello che preferisce, in base a criteri costruiti per conto proprio, o seguendo tendenze emergenti e di successo. Così si teme di essere in minoranza e si segue la corrente, oppure si seguono le credenze più comode e più congeniali.

Altri pensano che cattolicesimo, o protestantesimo, od ortodossia siano modalità parimenti legittime di essere cristiani, tra le quali uno può scegliere liberamente. Si confonde la diversità con la contrarietà, e si prende questa per quella. Si pretende sostituirsi alle autorità nel determinare cosa vuol dire essere “Cattolico”.

Come spiegare questo fenomeno? A chi darne la colpa? Come rimediare? Le Autorità hanno lasciato troppo correre, soprattutto a partire dall’immediato post-concilio e la situazione si sta sempre più aggravando, con effetti devastanti, sempre più in evidenza, per quanto riguarda la purezza e l’onestà dei costumi morali, civili, religiosi e politici. Quanto dovrà ancora andare avanti questo processo di corruzione prima che ci decidiamo - penso soprattutto alle autorità - a correre ai ripari?

Le riflessioni che scaturiscono da quanto sopra espresso, con obiettiva chiarezza, fanno riflettere non poco, sottolineando il desiderio di Giustizia, di Carità e di Pace che anela nel cuore di molti ‘cittadini’ della Santa Madre Chiesa, di coloro che mettono in pratica, con la testimonianza della propria Fede, gli insegnamenti ricevuti nel Catechismo della Chiesa Cattolica e che possono maturare una consapevole e coerente vita religiosa, che li conduce anche ad una serena Vita Cristiana.

Nel Catechismo della Dottrina Cristiana così scriveva San Pio X: “Sulla devozione a Maria, i Santi ci insegnano che i Suoi veri devoti sono da Lei amati e protetti con amore di tenerissima Madre e, per mezzo di Lei, sono certi di trovare Gesù ed ottenere il Paradiso.

La devozione che la Chiesa ci raccomanda, in modo speciale verso Maria Santissima, è la Preghiera del Santo Rosario”. In ogni periodo triste della storia, il Santo Rosario, affermava il Beato Bartolo Longo, è l’unica e vera àncora di salvezza per l’Uomo.


Ave Maria

 

 

 

La denigrazione del cattolicesimo

 

 

All’interno della Chiesa cattolica sta avanzando un fenomeno sconcertante dalle dimensioni mai finora esistite in tutta la storia della Chiesa, in quanto utilizza forze ufficiali della Chiesa stessa: la denigrazione dello stesso cattolicesimo fatta con vari metodi e modalità che adesso cercherò di descrivere, accennando poi brevemente a come ci si potrà liberare da questa “sporcizia” che sta sfigurando orribilmente il volto della Sposa di Cristo.

Tutto è partito, come ormai si sa, dal gravissimo fraintendimento degli insegnamenti conciliari ad opera di un rinato modernismo mascherato da “progressimo” e non sufficientemente represso sin dagli inizi, anzi a volte elogiato, dallo stesso episcopato, esclusa comprensibilmente Roma, la quale però si è trovata isolata ed inefficace nei suoi numerosissimi interventi magisteriali per la mancanza dell’appoggio dello stesso episcopato.

Un generale senza l’esercito può combinare ben poco. Questa è la tragedia della Chiesa di oggi. Finché i vescovi non si decidono a fare il loro dovere, obbedendo al Papa ed al Magistero con coraggio e sapienza, la situazione peggiorerà sempre di più e i modernisti aumenteranno la loro arroganza e la loro prepotenza, nonché il loro prestigio presso una massa enorme di cattolici, ormai completamente frastornati ed ingannati dalle loro imposture.

I modernisti fanno di tutto per presentare i veri cattolici sotto un aspetto odioso, isolandoli, diffamandoli e screditandoli, anche se si tratta del Papa, di cardinali o di vescovi, o di sacerdoti o di religiosi, o di teologi o di fedeli degnissimi. Finora i modernisti hanno usato soprattutto una intimidazione meramente psicologica. Ma, dato che essi hanno aumentato il potere in molti posti, intervengono apertamente con veri e propri mezzi coercitivi e vessatori, per impedire ai cattolici di farsi sentire e di denunciare le eresie del modernismo, proprio quei cattolici che illuminano e confortano i fedeli e avvertono e correggono quelli che si sono lasciati irretire dall’errore.

Presento in pochi punti la via seguita dai modernisti.

Innanzitutto – e questo è un argomento che ho già avuto modo di trattare su questo sito – guastando la retta definizione di “Cattolicesimo” data dall’unico organo deputato a ciò, ossia dal Magistero della Chiesa Cattolica. Tale definizione si ricava soprattutto da quell’autorevolissimo documento ufficiale che è il Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale continua e nello stesso tempo sviluppa altri importantissimi documenti del genere dei secoli passati, come il famoso Catechismo del Concilio di Trento o il Catechismo di S. Pio X o, per citare un documento più recente, il “Credo di Paolo VI” pubblicato nel 1968.

I modernisti si sforzano in tutti i modi di rendere il termine “cattolico” quanto più sincretistico, confuso e contradditorio possibile, inserendo in esso gli attributi più arbitrari e contrari al vero cattolicesimo, così da togliere ai fedeli un criterio chiaro, oggettivo e sicuro di valutazione e discernimento che consenta di distinguere ciò che è cattolico da ciò che non lo è.

Certi modernisti, cioè i più spinti, non hanno la sfacciataggine di dirsi “cattolici”, ma si presentano come semplicemente “cristiani”, considerando peraltro il cattolicesimo come denominazione settaria o “confessionale”, mentre per loro esser “cristiani” è segno di una maggiore apertura mentale e disponibilità al dialogo. Altri invece, come Vito Mancuso, affermano di “restare per sempre nella Chiesa Cattolica”, nonostante abbia scritto un libro di enorme successo, nel quale dice di rifiutare almeno quattro dogmi della Chiesa Cattolica. Così pure è da molti considerato “cattolico”, Karl Rahner, nel cui pensiero sono state individuate molte eresie [1].

In secondo luogo, i modernisti hanno creato due figure di “cattolico”, in opposizione tra di loro, non secondo il criterio più ovvio del cattolico buono e di quello cattivo, criterio che loro irridono come infantile, “manicheo” ed astratto, ma secondo due categorie artificiose – queste sì astratte e manichee – da loro inventate o desunte dalla politica, come: “cattolico di sinistra” (corrispondente a quello buono) e “cattolico di destra” (cioè quello cattivo), oppure desunte dall’ideologia illuminista-massonica sette-ottocentesca: “progressista”, “avanzato”, o “maturo”, o “adulto” (il buono) e conservatore, superato, reazionario o tradizionalista (il cattivo), senza contare tutta un’ulteriore variopinta serie di altri aggettivi, ben noti e che non sto qui ad elencare. Si tratta di attributi senza alcun fondamento morale, evangelico ed ecclesiale, ma raccattati qua e là da altre correnti o ideologie, come il marxismo, il liberalismo, l’islamismo, il protestantesimo, la politica da strapazzo e via discorrendo.

Naturalmente i modernisti, mancando, per la natura stessa della loro ideologia, di autentici riferimenti, fondamenti teoretici, seri ed oggettivi, dato che loro stessi predicano il relativismo e l’evoluzionismo concettuale, e fondano la loro “teologia” su un modo di pensare, che non è vero pensiero, ma emotività irrazionale fatta di slogan, frasi fatte e luoghi comuni, non hanno alcun serio argomento per squalificare i veri cattolici e per sostenere la loro posizione.

Non osano quindi far ricorso alle categorie normali del vero e del falso [2], dell’ortodosso e dell’eretico, semmai all’opposizione tra “ciò che va oggi” (“vero”) e “ciò che andava ieri” (“falso”), oppure: “preconcilio” (“falso”) e “postconcilio” (“vero”) e sciocchezze del genere, cercando piuttosto di suscitare con quegli slogan rozze emozioni, che siano tali da provocare simpatia e ammirazione per il modernista, nonché antipatia, ripugnanza e disprezzo per il retrogrado (come il “tradizionalista lefevriano”).

Per i modernisti, quei cattolici che denunciano la drammaticità della situazione attuale della Chiesa, sono quegli uggiosi e brontoloni “profeti di sventura”, dai quali prese le distanze Papa Giovanni, e la Madonna, che a Medjugorje ci avverte del rischio del "castigo divino", è semplicemente una Seccatrice, Che farebbe bene a stare in Cielo, senza venire sulla Terra… a ‘rompere le uova nel paniere’.

Al contrario, secondo il card. Martini, “mai la Chiesa è andata bene come oggi”, salvo poi a dichiarare pochi mesi dopo, prima di presentarsi al Giudizio Divino, che “la Chiesa è rimasta indietro di 200 anni”. Allora quale Chiesa? Quella di Benedetto XVI, naturalmente, mentre la sua è perfettamente all’altezza dei tempi, come guida dell’umanità verso le “magnifiche sorti e progressive”, per dirla con le famose parole della Ginestra di Giacomo Leopardi.

Per i modernisti i veri cattolici “non sono evolutivi”, sono delle persone rigide, chiuse in aride formule, ferme alle idee del preconcilio, non capiscono cosa sia il progresso. Certamente i veri cattolici non accettano il falso progresso di marca illuministica ed hegeliana dai modernisti, sbandierata contro il vero progresso, che è quello dello Spirito di Cristo che conduce la Sua Chiesa alla pienezza della Verità.

Per i modernisti i veri cattolici sono “troppo polemici”, semplicemente perché denunciano le loro eresie. I modernisti, sì, invece sono persone miti, aperte, comprensive, dialoganti, flessibili e duttili, senza spirito inquisitoriale, senza esclusivismi e presunzione di “possedere la verità”. Se però qualche buon cattolico osa contestare questa loro ipocrisia, viene trattato, come si dice a Bologna, “a pesce in faccia”.

Col recente aumento del loro potere, per il quale hanno raggiunto molte cariche nella Chiesa, i modernisti non si limitano più a lasciare fare ai loro “compagni di partito”, permettendo le critiche da parte dei veri cattolici; cominciano invece a perseguitare quei pochi cattolici, che sono fedeli a Roma, con vari pretesti, accompagnati da una campagna denigratoria. Un pretesto che attualmente si sta affermando, tale da rendere il malcapitato oggetto del pubblico disprezzo, è quello della “disobbedienza”.

Infatti, costui viene punito solo perché egli preferisce obbedire a Dio o alla Chiesa, piuttosto che al “legittimo superiore”, proprio questo superiore sessantottino, che fin dagli anni del seminario si è vantato di appartenere ai “cattolici del dissenso”, ribelli al Magistero della Chiesa e al Papa, e adesso da superiore, credendosi dio in terra, continua il “suo dissenso”, con questa differenza: che chi osa disobbedire a lui, mal glie ne incoglie. Al Papa si può disobbedire come si vuole, senza che succeda nulla, anzi si ricevono applausi dal mondo; ma chi disobbedisce al superiore modernista, sono affari suoi. E’ nata, come dicevo in un recente articolo, una nuova inquisizione: mentre quella di prima puniva l’eresia, quella di oggi punisce l’ortodossia.

Che fare? Bisogna che i vescovi si sveglino. Occorre che Roma li esorti all’obbedienza, alla collaborazione e al coraggioso e tempestivo compimento del loro dovere. Occorre liberare i seminari e gli studentati religiosi dai ‘maestri’ e dai 'diffusori di eresie'. Capita spesso che vi siano giovani di buona volontà con una buona base cattolica, che vogliono farsi preti o religiosi, ma che una volta entrati in seminario, o nello studentato, sono costretti, con sottili minacce psicologiche, magari con grave crisi di coscienza, ad adeguarsi all’andazzo modernista, se vogliono avanzare negli studi ed esser graditi ai superioria volte allo stesso vescovo. Questo scandalo gravissimo dura ormai da decenni, sicché adesso abbiamo un’intera generazione di vescovi modernisti, formati alla scuola di Rahner, Schillebeeckx e compagnia bella.

Tutti i vescovi però sono sempre i vescovitu es sacerdos in aeternum secundum ordinem Melchisedek. Per questo, nonostante tutto, se vogliamo essere cattolici, dobbiamo continuare ad avere una fiducia assoluta nei nostri vescovi, certo non tanto nel singolo vescovo o nel gruppo di vescovi, ma in quanto in unione con il Papa, fosse anche un singolo vescovo isolato tra gli altri.

Inoltre bisogna che i vescovi vigilino di più sulla formazione dei loro seminaristi e intervengano per tempo, perché è notorio che, se questi soggetti diventano preti, o addirittura teologi famosi con delle idee storte, dopo non c’è più niente da fare. Se poi costoro diventano dei vescovi o dei superiori, la disgrazia è ancora peggiore. Più salgono nella gerarchia più la sciagura aumenta per tutto il popolo di Dio.

Nostro Signore Gesù Cristo certamente porta pazienza; tuttavia, in quanto Fondatore e custode della Chiesa Cattolica, alla quale ha garantito fino alla fine del Mondo l’assistenza infallibile dello Spirito Santo, Che guida il Successore di Pietro insieme con l’Episcopato unito a Lui non potrà tollerare il tentativo dei modernisti di falsificare e deformare la struttura essenziale della Chiesa, la quale, come vivo organismo, certamente progredisce nella storia, ma conservando inalterata la propria identità.


[1] Vedi il libro di successo Karl Rahner. Il Concilio tradito, Edizioni Fede & Cultura, Verona 2009, II edizione 2011.

[2] Un grande teologo di oggi che con franchezza e competenza esamina le teologie contemporanee, sulla base del criterio del vero e del falso, è Mons. Antonio Livi, con il suo libro Vera e falsa teologia. Come distinguere l’autentica “scienza della fede” da un’equivoca “filosofia religiosa”, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2012.


(Da un articolo di P. Giovanni Cavalcoli -Riscossa Cristiana del 20-11-2012-) 


 

Gent.ma Redazione.

In riferimento al vs. link “Chi è cattolico”, condivido in toto il  contenuto.

 

Il testo indica con chiarezza inequivocabile le fondamenta imprescindibili della Fede.

Come nel codice di comportamento così nell'adesione alla dottrina non vi possono essere compromessi o sincretismi.

Chi cade in questi errori può correre ai ripari pentendosi, confessandosi, riparando o subendo le conseguenze degli errori commessi, perché, comunque, le concessioni ai compromessi lasciano aloni nella personalità e creano, talvolta, problemi nelle relazioni con chi vive secondo le tendenze dei tempi.

In una società così ricca di strumenti conoscitivi non mancano sistemi per "acculturarsi" anche sul piano dottrinale, religioso, tenendo fede al principio di osservanza del Magistero del Sommo Pontefice, per uscire dall'immaturità spirituale e per elevarsi.

 

Rispettosi saluti.

Antonia Chimenti

Toronto (Canadà)


Sono seguite altre lettere con commenti, da parte anche di alcuni ecclesiastici, non del tutto favorevoli ai contenuti sopra esposti. Tutto questo conferma ancor più la veridicità di quanto espresso nell'articolo dell'Autore.


 



 TORNA SU

 

Sottofondo

There seems to be an error with the player !

Cerca