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Il Sacro Volto di Gesù


 

 

 

Vogliamo crocifiggere

ancora Gesù

con i nostri peccati?

 

 A fine pagina è spiegata

come avveniva

"La Crocifissione"

 

 

Il ‘peccato’ ci rende “carnefici di Cristo”

-Santo Curato d’Ars-


 

 



Pace a te lettore

che ti accingi a leggere questa pagina.

 

Lo Spirito Divino ti aiuti a conoscere il nostro Salvatore, ti guidi ad acquisire la conoscenza contro il ‘male’, ti accompagni a conquistare la vittoria sulla vita, per poter raggiungere serenamente la Casa del Padre nella Vita Eterna.



I parte

 

 

 LA MORTE (SCIENTIFICA) DI GESU'





All’età di 33 anni, Gesù venne condannato a morte.



 

La flagellazione


Gesù Incoronato di spine



All’epoca, la morte in croce era tra le più severe delle condanne. Solo i peggiori criminali  venivano messi in croce.

Con Gesù le cose andarono anche peggio, perché non a tutti i criminali, condannati a morte, venivano  piantati dei chiodi nelle mani e nei piedi.


 

La croce che Egli portò sulle spalle,

piene di piaghe,

pesava circa 30 Kg..


I chiodi che usarono su di Lui... furono enormi! Ognuno misurava da 15 a 20 cm. , con una punta di 6 cm. (pare, anche, che non fossero stati molto appuntiti, per cui il dolore, come si può immaginare, fu ancora maggiore per Gesù!).

I chiodi venivano piantati nei polsi, non nel palmo delle mani, come siamo soliti vedere in molte immagini. Nei polsi c’è un tendine che si estende fino alla spalla e, mentre i chiodi venivano piantati, quel tendine si ruppe, costringendo Gesù a fare forza sui muscoli della schiena per poter respirare, dal momento che stava perdendo tutta l’aria dai polmoni, a causa dell’eccessivo sforzo.

In questo modo, Egli era costretto a sostenersi sul chiodo conficcato nei piedi, che era più grande di quello conficcato nei polsi, poiché entrambi i piedi erano tenuti dallo stesso chiodo. Dal momento, poi, che i suoi piedi non potevano resistere a lungo senza lacerarsi, Gesù era costretto ad alternare quel “ciclo” per poter respirare.

Gesù in croce, Ha sopportato quella dura realtà per oltre 3 ore, cercando di non mostrare a Sua Madre la Sua sofferenza. Si, oltre 3 ore! Un tempo eccessivo, fuori da ogni immaginazione!




PROVIAMO A CONTEMPLARE GESU’

CROCIFISSO IN CROCE!


 

Alcuni minuti prima di morire, Gesù non stava sanguinando più. Egli stava semplicemente versando acqua dalle ferite e dai fori. Il corpo umano si compone di quasi 3,5 litri di sangue (in un adulto). Gesù Cristo versò tutti i 3,5 litri del Suo Sangue, in quanto Egli aveva tre chiodi piantati nelle Sue Membra, oltre ad una appuntita corona di spine, che, conficcata in profondità, procurava un forte dolore nella testa. Un vero e proprio supplizio! Va ricordata anche l’umiliazione che dovette subire, non solo dalla folla, che Gli sputava in faccia e Gli tirava pietre, ma anche dai soldati che, strappandoGli la veste incollata sulle ferite, Lo costrinsero a denudarsi del tutto!

(Un soldato, messo a compassione dallo sguardo di Gesù, permise alla Madonna di dare il Suo velo, perchè Gesù potesse coprirsi - Un atto che ogni uomo o donna dovrebbe ricordare, ogni volta che offende il Signore con la propria immodestia ed impudicizia, poiché Gesù Ha sofferto molto anche per questo!).

Gesù dovette passare attraverso questa sofferenza, affinché fossimo riscattati con il Suo Sangue Preziosissimo, per ottenere su noi Misericordia da Dio.


Essendo il cuneo, dove appoggiavano i piedi di Gesù, all'altezza del viso della Madre Maria, si può intuire che la lunghezza della croce potesse essere di 4-5 metri. Ciò fa immaginare quale peso della Croce ha portato il Nostro Signore Gesù.



 

 

Chiediamo il Perdono al Signore!

 

Gesù è morto per tutti,

anche per coloro che vivono incoscientemente

nel peccato.

PER QUESTO BISOGNA PREGARE ANCHE PER LORO.

Non è un obbligo, è solo un aiuto per un fratello in Cristo.


 

Oggi, attraverso le e-mail, si riceve di tutto: barzellette, foto stupide e talvolta indecenti! Internet, poi, fa il resto!

Quando, invece, occorre ricordare agli altri Nostro Signore, Colui che ci Ama, affinché possa conoscere come è avvenuta la Redenzione, si ha vergogna di farlo, forse perché ci si preoccupa più di come gli altri ci possano giudicare.

Se ci vergognamo di attestare il nostro Credo, allora occorre riflettere su ciò che disse Gesù: “Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, Io pure lo rinnegherò davanti al Padre Mio che E’ nei Cieli“ (Matteo 10:33).

Occorre avere Fiducia in Lui, testimoniando, pregando:

“ Sì, Signore, io Ti amo. O Mio Dio, Tu Sei la mia Fonte di vita ed il Mio Salvatore. Tu mi Tieni in vita notte e giorno… come posso dimenticarTi? Come posso non pregarTi e ringraziarTi ? ”.

Senza di Lui, siamo nulla! … ma con Lui, ogni cosa è possibile.

“Tutto posso in Colui Che mi da la forza" (Filippesi 4:13).

 

Se rispettiamo Nostro Padre, il Nostro Dio, l’Onnipotente ed Eterno Creatore, tutto possiamo fare per Lui e con Lui. Semplicemente occorre Credere in Lui, avere Fiducia in Lui, avere Fede in Lui. Solo questo può portare l’uomo alla Salvezza! (APPARIZIONI DI AMSTERDAM).

 

 

PREGHIERA

O Signore, illuminaci con il Tuo Santo Spirito, affinché possiamo riconoscere ed allontanare le subdole ed effimere tentazioni del mondo. Rafforza la nostra mente per saper fuggire dalle tentazioni del ‘male’, dalle seducenti e fugaci ambizioni del potere e della gloria umana, dall’attaccamento alle passeggere ricchezze terrene. Donaci di camminare nel sentiero della Tua Legge, della Tua Giustizia, del Tuo Amore, le sole realtà che ci conducono alla gloria del Tuo Regno. Amen

 


 

 

Regina di Tutti i Popoli

prega per noi

e per il Mondo intero

 

Santissima Vergine Maria,

Madre di Dio e Madre nostra,

Corredentrice del Mondo,

prega per noi !



II parte


 

 LE RIFLESSIONI SUL NOSTRO SECOLO

del filosofo russo

Vladimir Sergeevic Solovev:

un profeta inascoltato.


In questo nostro secolo si sono delineate diverse versioni di cristianesimo-cattolico. Questa è la critica che viene attribuita a molti cristiani ecclesialmente impegnati ed acculturati. Tra gli altri, tanto per esemplificare:

- l'individualismo egoistico, che sta sempre più segnando di sé l'evoluzione del nostro costume e delle nostre leggi;

- il soggettivismo morale, che induce a ritenere che sia lecito e perfino lodevole assumere in campo legislativo e politico posizioni differenziate dalla norma di comportamento, alla quale personalmente ci si deve attenere;

- il pacifismo e la non-violenza, di matrice tolstoiana, confusi con gli ideali evangelici di pace e di fraternità, così che poi si finisce con l‘arrendersi alla prepotenza e si lasciano senza difesa i deboli e gli onesti;

- l'estrinsecismo teologico che, per timore di essere tacciato di integrismo, dimentica l'unità del piano di Dio, rinuncia a irradiare la Verità Divina in tutti i campi, abdicando ad ogni impegno di coerenza cristiana.

 

Si può dedurre che ci troviamo innanzi ad un cristianesimo dei "valori", delle "aperture" e del "dialogo", dove pare che resti molto poco spazio dedicato alla persona del Figlio di Dio, crocifisso per noi e risorto; importante Evento salvifico di tutta la Storia umana.

Abbiamo di che riflettere su una militanza di fede ridotta ad azione umanitaria e genericamente culturale; il Messaggio Evangelico identificato nel confronto irenico con tutte le filosofie e con tutte le religioni; la Chiesa di Dio scambiata per un'organizzazione di promozione sociale: siamo sicuri che il grande filosofo russo Vladimir Solovev  (1853-1900) non abbia davvero previsto ciò che è effettivamente avvenuto, che sta avvenendo e che non sia proprio questa oggi l'insidia più pericolosa per la "nazione santa", redenta dal Sangue di Cristo? E' un interrogativo inquietante e non dovrebbe essere eluso.

 

E’ innegabile che il secolo ventesimo, nel suo complesso, non ha prestato alcuna attenzione a quanto previsto da Vladimir Solovev, anzi si è puntigliosamente mosso in senso opposto a quello da lui indicato.

In special modo il secolo ventesimo - nei suoi percorsi e nei suoi esiti sociali, politici, culturali - ha contraddetto clamorosamente la grande costruzione morale di Solovev.

Egli aveva individuato i postulati etici fondamentali in una triplice primordiale esperienza, nativamente presente in ogni uomo: vale a dire nel pudore, nella pietà verso gli altri, nel sentimento religioso.

Ebbene, il Novecento - dopo una rivoluzione sessuale egoistica e senza saggezza - è approdato a traguardi di permissivismo, di ostentata volgarità e di pubblica spudoratezza, che sembra non aver paragoni adeguati nella vicenda umana.

E' stato poi il secolo più oppressivo e più insanguinato della storia, privo di rispetto per la vita umana e privo di misericordia. Non possiamo certo dimenticare l'orrore dello sterminio degli ebrei, che non sarà mai esecrato abbastanza. Ma sarà bene ricordare che non è stato il solo: nessuno ricorda il genocidio degli Armeni a cavallo della prima guerra mondiale; nessuno commemora le decine e decine di milioni uccisi sotto il regime sovietico; nessuno si avventura a fare il conto delle vittime sacrificate inutilmente nelle varie parti del mondo (con guerre tutt'ora in corso). Del resto, le moderne ideologie utopistiche della fraterna socialità, si sono rivelate in un decadimento di valori che ben si identificano in un evoluzionismo relativista che non ha precedenti.

Quanto al sentimento religioso, durante il secolo ventesimo, in oriente è stato per la prima volta proposto ed imposto, su una vasta parte di umanità, l'ateismo di stato, mentre nell'occidente secolarizzato si è diffuso un ateismo edonistico e libertario, fino ad arrivare all'idea grottesca della "morte di Dio".

In conclusione, Solovev è stato indubbiamente un profeta e un maestro; ma un maestro, per così dire, inattuale. E’ questa, paradossalmente, la ragione della sua grandezza e della sua preziosità per il nostro tempo.

Appassionato difensore dell'uomo e allergico a ogni filantropia; apostolo infaticabile della pace e avversario del pacifismo; propugnatore dell'unità tra i cristiani e critico di ogni irenismo; innamorato della natura e lontanissimo dalle odierne infatuazioni ecologiche: in una parola, amico della verità e nemico dell'ideologia. Proprio di guide come lui abbiamo oggi un estremo bisogno.

 

 

III Parte

 


Gesù,

pieno di Spirito Santo,

si allontanò dal Giordano

e fu condotto dallo Spirito nel deserto

dove, per quaranta giorni, fu tentato

dal ‘diavolo’.

(Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca 4,1-13)


 

 

Gesù stringe le mani

in muta preghiera.


 

Il ‘diavolo’: «Ah! sei proprio Tu, dunque? È tanto che ti cerco! Ed ora è tanto che ti osservo; dal momento che sei stato battezzato. Chiami l’Eterno? È lontano. Ora sei sulla Terra, in mezzo agli uomini e negli uomini regno ‘io’. Pure mi fai pietà e ti voglio soccorrere, perché sei buono e sei venuto a sacrificarti per nulla. Gli uomini ti odieranno per la tua bontà. Loro non capiscono che oro, cibo e senso. Sacrificio, dolore, ubbidienza, sono parole morte per loro più di questa terra che ci è d’intorno. Essi sono aridi più ancora di questa polvere. Solo il serpe può nascondersi qui, attendendo di mordere, e lo sciacallo di sbranare. Vieni via. Non merita soffrire per loro. Li conosco più di Te».

Satana si è seduto di fronte a Gesù e lo fruga col suo sguardo tremendo e sorride con la sua boc­ca di serpe. Gesù tace sempre e prega mentalmente.

«Tu diffidi di me. Fai male. Io sono la sapienza della Terra. Ti posso esser maestro per insegnarti a trionfare.

Vedi: l’importante è trionfare. Poi, quando ci si è imposti e si è affascinato il mondo, al­lora lo si conduce anche dove si vuole noi; ma prima bisogna essere come piace a loro; come loro. Sedurli facendo loro credere che li ammiriamo e li seguiamo nel loro pensiero.

Sei giovane e bello. Comincia dalla donna. È sempre da essa che si deve incominciare. Io ho sba­gliato inducendo la donna alla disubbidienza. Dovevo consigliarla per altro modo. Ne avrei fatto uno strumento migliore e avrei vinto Dio. Ho avuto fretta. Ma Tu! Io t’insegno, perché c’è stato un giorno che ho guardato a Te con giubilo angelico, e un resto di quell’amore è rimasto, ma Tu ascoltami ed usa della mia esperienza. Fatti una compagna. Dove non riuscirai Tu, essa riuscirà. Sei il nuovo Ada­mo: devi avere la tua Eva.

E poi, come puoi comprendere e guarire le malattie del senso se non sai che cosa sono? Non sai che è lì il nocciolo da cui nasce la pianta della cupidità e della prepotenza? Perché l’uomo vuo­le regnare? Perché vuole essere ricco, potente? Per possedere la donna. Questa è come l’allodola. Ha bisogno del luccichio per essere attirata.

L’oro e la potenza sono le due facce dello specchio che attirano le donne e le cause del male nel mondo.

Guarda: dietro a mille delitti dai volti diversi ce ne sono novecento almeno che hanno radice nella fame del possesso della donna o nella volontà di una donna, arsa da un desiderio che l’uomo non soddisfa ancora o non soddisfa più. Vai dalla donna se vuoi sapere cosa è la vita e, solo dopo, saprai curare e guarire i morbi della umanità.

È bella, sai, la donna! Non c’è nulla di più bello nel mondo. L’uomo ha il pensiero e la forza; ma la donna! Il suo pensiero è un profumo, il suo contatto è carezza di fiori, la sua grazia è come vino che scende, la sua debolezza è come matassa di seta o ricciolo di bambino nelle mani dell’uomo, la sua carezza è forza che si rovescia sulla nostra e la accende. Si annulla il dolore, la fatica, il cruccio quando si posa presso una donna, quando essa è fra le nostre braccia come un fascio di fiori.

Ma che stolto che sono! Tu hai fame e ti parlo della donna. La tua vigorìa è esausta. Per questo, questa fragranza della terra, questo fiore del creato, questo frutto che dà e suscita amore, ti pare senza valore. Ma guarda queste pietre. Come sono tonde e levigate, dorate sotto al sole che scende. Non sembrano pani? Tu, Figlio di Dio, non hai che dire: “Voglio”, perché esse divengano pane fra­grante come quello che ora le massaie levano dal forno per la cena dei loro familiari. Queste acacie così aride, se Tu vuoi, non possono empirsi di dolci pomi, di datteri di miele? Saziati, o Figlio di Dio! Tu sei il Padrone della Terra. Essa si inchina per mettere ai Tuoi piedi se stessa e sfamare la Tua fa­me.

Lo vedi che impallidisci e vacilli solo a sentir nominare il pane? Povero Gesù! Sei tanto debole da non potere più neppure comandare al miracolo? Vuoi che lo faccia io per Te? Non ti sono a pari. Ma qualcosa posso. Starò privo per un anno della mia forza, la radunerò tutta, ma Ti voglio servire, per­ché Tu sei buono ed io sempre mi ricordo che sei il mio Dio, anche se ora ho demeritato di chiamarti tale. Aiutami con la Tua preghiera perché io possa…».

«Taci. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che viene da Dio”».

Il demonio ha un sussulto di rabbia. Digrigna i denti e stringe i pugni. Ma si contiene e volge il di­grigno in sorriso.

«Comprendo. Tu sei sopra le necessità della Terra e hai ri­brezzo a servirti di me. L’ho meritato. Ma allora vieni e vedi cosa è nella Casa di Dio; vedi come anche i sacerdoti non ricusano di venire a transazioni fra lo spirito e la carne, perché, infine, sono uo­mini e non Angeli. Compi un miracolo spirituale. Io ti porto sul pinnacolo del Tempio e Tu trasfigurati in bellezza lassù, poi chiama le coorti di Angeli, digli che facciano delle loro ali intrecciate pedana al tuo piede e ti calino, così, nel cortile principale. Che ti vedano e si ricordino che Dio E’.

Ogni tanto è ne­cessario manifestarsi, perché l’uomo ha una memoria tanto labile, specie in ciò che è spirituale. Sai come gli Angeli saranno beati di far riparo al Tuo piede e scala a Te che scendi!».

«“Non tentare il Signore Iddio tuo”, è detto».

«Comprendi che anche la tua apparizione non muterebbe le cose, poiché il Tempio continuerebbe ad esser mercato e corruzione. La Tua Divina Sapienza lo sa che i cuori dei ministri del Tempio sono un nido di vipere, che si sbranano e sbranano pur di predominare; non sono domati che dalla potenza umana.

Allora, vieni. Adorami. Io ti darò la Terra. Alessandro, Ciro, Cesare, tutti i più grandi dominatori passati o viventi saranno simili a capi di meschine carovane rispetto a Te, Che avrai tutti i regni della Terra sotto il Tuo scettro. Con i regni, tutte le ricchezze, tutte le bellezze della Terra, donne, cavalli, armati e templi. Potrai alzare dovunque il Tuo Segno, quando sarai Re dei re e Signore del Mondo. Allora sarai ubbidito e venerato dal popolo e dal sacerdozio. Tutte le caste Ti onoreranno e Ti serviran­no, perché sarai il Potente, l’Unico, il Signore.

Adorami un attimo solo! Levami questa sete che ho d’esser adorato! È quella che mi ha perduto. Ma è rimasta in me e mi brucia.

Le vampe dell’inferno sono fresca aria del mattino rispetto a questo ardore che mi brucia l’interno. Questa sete é il mio inferno. Un attimo, un attimo solo, o Cristo, Tu che sei buono! Un attimo di gioia all’eterno Tormentato! Fammi sentire cosa voglia dire essere ‘dio’ e mi avrai devoto, ubbidiente come servo per tutta la vita, per tutte le Tue imprese. Un attimo! Un solo attimo e non Ti tormenterò più!».

Satana si butta in ginocchio, supplicando.

Gesù, invece, si è alzato. Divenuto più magro in questi giorni di digiuno, sembra ancora più alto. Il suo volto è terribile per severità e potenza. I Suoi occhi sono due zaffiri che bruciano. La Sua voce è un tuono, che si ripercuote contro l’incavo del masso, si sparge sulla sassaia e la piana desolata, quando dice:

«Va’ via, satana. È scritto: “Adorerai il Signore Iddio tuo e servirai Lui solo”!».

Satana, con un urlo di strazio dannato e di odio indescrivibile, scatta in piedi, tremendo a vedersi nella sua furente, fumante persona. Poi scompare con un nuovo urlo di maledizione.

Gesù si siede stanco, appoggiando indietro il capo contro il masso. Pare esausto. Suda. Esseri Angelici, però, vengono ad alitare con le loro ali nell’afa dello speco, purificandola e rinfrescandola. Gesù apre gli occhi e sorride. Io non Lo vedo mangiare. Direi che Egli si nutre dell’aroma del Paradiso e ne esce rinvigorito.

Il sole scompare a ponente. Egli prende la vuota bisaccia e, accompagnato dagli Angeli, che fanno una mite luce sospesi sul Suo capo, mentre la notte cala rapidissima, si avvia verso est, meglio verso nord-est. Ha ripreso la Sua espressione abituale, il passo sicuro. A ricordo del lungo di­giuno, resta solo un aspetto più ascetico nel volto magro e pallido, negli occhi rapiti in una gioia non di que­sta Terra.



 

 

 

Dice Gesù:

« (…) Ieri eri senza la tua forza, che è la mia volontà, ed eri perciò un essere semivivo. Ho fatto ri­posare le tue membra e ti ho fatto fare l’unico digiuno che ti pesi: quello della mia Parola. Povera Maria! Hai fatto il Mercoledì delle Ceneri. In tutto sentivi il sapor della cenere, poiché eri senza il tuo Maestro. Non mi facevo sentire. Ma c’ero.

Questa mattina, poiché l’ansia è reciproca, ti ho mormorato nel tuo dormiveglia: “Agnus Dei qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem”, e te l’ho fatto ripetere molte volte, e tante te le ho ripetu­te. Hai creduto che parlassi su questo. No. Prima c’era il punto che ti ho mostrato e che ti commen­terò. Poi questa sera ti illustrerò quest’altro.

Satana, lo hai visto, si presenta sempre con veste benevola. Con aspetto comune. Se le anime sono attente, e soprattutto in spirituali contatti con Dio, avvertono quell’avviso che le rende guardin­ghe e pronte a combattere le insidie demoniache.

Ma se le anime sono disattente al divino, separate da una carnalità che soverchia e assorda, non aiutate dalla preghiera che congiunge a Dio e riversa la sua forza come da un canale nel cuore dell’uomo, allora difficilmente esse si avvedono del tranello nascosto sotto l’apparenza innocua e vi cadono. Liberarsene è, poi, molto difficile.

Le due vie più comuni prese da satana per giungere alle anime sono il senso e la gola.

Comincia sempre dalla materia. Smantellata e asservita questa, dà l’attacco alla parte superiore. Prima il mo­rale: il pensiero con le sue superbie e cupidigie; poi lo spirito, levandogli non solo l’amore -quello non esiste già più quando l’uomo ha sostituito l’amore divino con altri amori umani- ma anche il timore di Dio.

È allora che l’uomo si abbandona in anima e corpo a satana, pur di arrivare a godere ciò che vuole, godere sempre più.

Come Io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perché, se Satana fa la sua opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire senza stolte impazienze e vili paure. Ma reagi­re con la sostenutezza alla sua presenza, e con la preghiera alla sua seduzione.

È inutile discutere con Satana. Vincerebbe lui, perché è forte nella sua dialettica. Non c’è che Dio che lo vinca.

E allora ricorrere a Dio, che parli per noi, attraverso a noi. Mostrare a satana quel No­me e quel Segno, non tanto scritti su una carta o incisi su un legno, quanto scritti e incisi nel cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a satana, unicamente quando insinua che egli è come Dio, usando la Parola di Dio. Egli non la sopporta.

Poi, dopo la lotta, viene la vittoria, e gli Angeli servono e difendono il vincitore dall’odio di 'satana.' Lo ristorano con le rugiade celesti, con la Grazia che riversano a piene mani nel cuore del figlio fede­le, con la benedizione che accarezza lo spirito.

Occorre avere volontà di vincere ‘satana’ e Fede in Dio e nel Suo aiuto. Fede nella potenza della preghiera e nella bontà del Signore. Allora 'satana' non può fare del male.».


(Estratto da "l'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta - Volume 1, Capitolo 46 pagina 287)


 

 

 


 

 

IV Parte




 IMPORTANZA DELLA QUARESIMA

(La tentazione – Il peccato – La redenzione)

 

 

La Quaresima commemora i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto, è stato un periodo di preparazione agli anni della predicazione fino ad arrivare poi alla gloriosa Pasqua. Gesù trascorse questi quaranta giorni in preghiera e facendo penitenza, proprio Lui che non aveva alcun bisogno di compierla. Volle prepararsi come Uomo ad iniziare una lotta contro i falsi credenti ebrei e, soprattutto, per diffondere la Buona Novella, il Vangelo dell’Amore di Dio.

Ma non solo. Gesù, così, si preparava anche alla Sua grande Divina Missione Redentrice, per salvare l’umanità di tutti i tempi.

Il deserto nel suo significato negativo indica desolazione, vuoto, assenza di vita umana, miseria, superficie arida, luogo inselvatichito e anche di morte.

Per similitudine, potremmo dedurre che tale luogo è il simbolo della morte dell’uomo in peccato, ma anche luogo di salvezza e di meditazione per unirsi a Dio. Nel significato cristiano, indica il luogo dell’incontro con Dio, il luogo della Parola, infatti prima di far entrare il popolo eletto, Israele, nella Terra Promessa, Dio lo fece restare per quarant’anni nel deserto, per purificarsi ed entrare in ascolto della Parola di Dio. Proprio nel tempo del deserto Dio diede i 10 Comandamenti.

L’episodio evangelico delle tentazioni avviene alla fine dei quaranta giorni di digiuno osservato da Gesù, nel momento in cui era più debilitato; questo prova che ‘satana’ tenta una persona quando è maggiormente vulnerabile. Dinanzi a Gesù trovò una “corazza” più dura del granito e dovette desistere dall’insidia che abbiamo meditato nel racconto rivelato a Maria Valtorta.

Oltre a presentarsi nei momenti in cui la persona è più debole, vulnerabile e con la minima difesa spirituale, ‘satana’ è quello che insinua, quasi sempre non presenta il peccato nella sua gravità e questo fa parte della sua strategia; ‘egli’ è abile nel presentare i lati positivi del peccato mortale, lo trasforma in qualcosa di opportuno, necessario, piacevole, da non lasciarsi sfuggire.

È per questa ragione che molti cristiani, trovandosi di sorpresa nella mente tentazioni pesanti, peccano senza porre alcuna resistenza.

Dopo il peccato mortale ‘satana’ è pure abile nel castigare la persona con pensieri di rimorsi. Fa sentire la persona come se non avesse più alcuna speranza davanti a Gesù e così la spinge a peccare nuovamente, a reiterare immoralità e altre perversioni. Quando la persona si trova in peccato mortale, i ‘diavoli’ esercitano una potentissima influenza su di essa ed insinuano tutto ciò che si oppone alla realtà e alla verità.

Le false convinzioni che pensano molti credenti -per non parlare degli atei- sono originati dal potere dei ‘diavoli’ su tutti loro!

E’ facilissimo credere sempre l’opposto della verità, perché le convinzioni presenti nella mente sono come dei dogmi per quanti, in realtà, sono soggiogati dalle manovre dei ‘demoni’. Invece questi nostri ‘nemici’ tremano e scappano ogni volta che ci avviciniamo al Sacramento della Penitenza con la confessione, partecipiamo con fervore alla Santa Messa, preghiamo con il Santo Rosario, amiamo tutti e perdoniamo coloro che non ci amano.

I cristiani diventano fortissimi davanti ai diavoli quando sono in vera comunione con Gesù e rifiutano i consigli letali di satana.

Nel Vangelo vediamo che ‘satana’, nel deserto, interviene per la prima volta nella vita di Gesù e lo fa in modo sfrontato. Mette alla prova Gesù per verificare se è davvero arrivato il tempo del Messia; rimane per noi un mistero la permissione rilasciata dal Signore nel lasciarsi tentare; si può credere che Lui lo fece per dare a noi un insegnamento molto importante sulla strategia per sconfiggere i ‘diavoli’, quasi fosse una possibile necessità, quella di lasciar fare ai ‘diavoli’… il loro dovere. Satana doveva tentare il Signore, non poteva non farlo; inoltre, l’unica vera occupazione dei ‘diavoli’ è quella di tentare per condurre nell’inferno.

Se i ‘diavoli’ non avessero tentato Gesù, sarebbe stata una incongruenza per loro, quindi, dovevano tentare tutti, anche l’Uomo che digiunò quaranta giorni nel deserto! Se la tentazione toccò anche Gesù, questo spiega che nessuno è esente dalla prova; tutti noi siamo continuamente pedinati dai ‘diavoli’, essi aspettano con pazienza il tempo opportuno per insinuarsi ovunque; con una loro interferenza od un semplice  accenno di tentazione riescono a distruggere la vita di Grazia, il matrimonio, la famiglia, l’onestà di una persona anche retta.

Un altro aspetto da considerare è l’abilità di ‘satana’ nel pesare le sue tentazioni. È un abile venditore della ‘sua corruzione’: ad ognuno offre ciò che è sufficiente per abbatterlo, magari anche per non farlo più rialzare, per pentirsi e ricorrere alla Confessione. C’è una proporzione nelle tentazioni di ‘satana’; a Gesù offrì tutto quello che aveva di meglio da offrire, perché intuiva la potenza dell’Uomo che digiunò quaranta giorni; ad una persona poco spirituale e debole è sufficiente poco per far commettere peccati mortali.

I ‘diavoli’ presentano le loro offerte per indurre a peccare con pensieri allettanti e con ragioni incredibilmente plausibili. Basta riflettere un po’ per capire. La strategia è molto sottile nel condurre le tentazioni, dove trovano un po’ di resistenza ripetono quella tentazione di continuo, ad intermittenza, come un martello che continua a colpire lo stesso punto, senza causare dolore fisico, ma riuscendo a mettere molta agitazione, o semplice turbamento. Uno dei segnali della presenza di ‘satana’ è la frenesia che esercita sul pensiero nel far peccare subìto, o nel fare compiere al più presto qualcosa che porterà indirettamente al peccato.

L’agitazione impulsiva, o la falsità che si pronuncia per compiere successivi peccati, sono le porte che spalancano ogni forma di immoralità.

Queste sono le strategie di Satana. Dove ‘satana’, però, vede la protezione della Madonna ha poco potere per arrecare del male, ma agisce attraverso i suoi uomini, quelli che non hanno più una coscienza e sono in balia delle influenze infernali.

L’azione dei ‘diavoli’, in genere, si riversa essenzialmente sulla Chiesa Cattolica. Essi da sempre hanno cercato di demolirla, ma non ci riusciranno mai. “Le porte degli inferi non prevarranno contro di Essa” (Mt. 16,18). Le tre tentazioni portate da ‘satana’ a Gesù sono state portate a tutti i cristiani, principalmente ai Prelati, perché se cede e cade qualcuno della gerarchia la rovina sarà molto grande.

Il Papa, Mercoledì delle Ceneri, ha detto che il volto della Chiesa appare “deturpato da divisioni e inimicizie”. Ha ricordato che é stato Cristo stesso a “denunciare l'ipocrisia religiosa”.

Le tre maggiori tentazioni i ‘diavoli’ le ispirano con più forza ai cristiani, mentre non si impegnano molto con gli atei, perché loro già vivono nel peccato. Sono tre tentazioni davvero micidiali, che ‘satana’ ha posto a Gesù, ma che continua a porle ad ognuno di noi; la sua costanza è tale che, a furia di insistere, riesce quasi sempre ad aprire un minuscolo squarcio nella mente, per poi, con pensieri sempre più seducenti, riuscire a trovare il varco per ispirare quella forte tentazione che distrugge la spiritualità della persona.

Vediamo le tre tentazioni poste a Gesù:

1)    i piaceri carnali dell'uomo (prima tentazione, vinta con la virtù della castità);

2)    il successo ed il potere mondano (seconda tentazione, vinta con la virtù della povertà);

3)   l'autonomia dal Volere Divino (terza tentazione, vinta con la virtù dell'obbedienza).

Tentazioni che corrispondono ai piaceri biologici dell’uomo: la gola, ma anche la soddisfazione dell’istinto sessuale; poi la tentazione del successo facile e la tentazione del potere. I diavoli utilizzano queste armi per annientare la spiritualità cristiana presente nel credente, sostituendola con effimeri pensieri che procurano temporanei soddisfazioni. Non c’è altro mezzo per resistere se non la vita di comunione con Gesù, la permanenza nella sua Grazia, l’Eucaristia ed il Santo Rosario.

Chi prega con Fede ed umiltà resiste e vince ogni tentazione. Le continue vittorie aumentano la Grazia di Dio nella persona e la rendono sempre più forte dinanzi ai ‘diavoli’.

I veri cristiani devono ricordare che non basta pronunciare il Nome di Gesù, poiché “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli” (Mt 7,21).

Molti sbagliano, anche gravemente, senza rendersi conto dei mali commessi; ciò non toglie che essi sono pienamente responsabili dei loro peccati.

Il vero problema, quindi, sta nella mancata formazione delle coscienze.

Solo conoscendo la propria Fede la persona è libera di agire secondo coscienza, non è schiava di false convinzioni e non si lascia vincere dagli istinti.

La ripetizione degli atti virtuosi demolisce inesorabilmente la potenza dei vizi, ma non è facile distruggerli definitivamente, se non dopo avere raggiunto un alto grado di spiritualità.

Quanti vivono nella corruzione ed abbandonano i Sacramenti, o non li praticano affatto, con una ininterrotta gradualità, scendono sempre più in basso nello spirito, perché hanno già perduto il controllo della volontà. Il male per costoro è un bene e non distinguono più nulla; l’unica cosa che considerano un bene è quello che piace a loro. In tal modo, questi finiscono per inseguire solamente le opere cattive, diffondendo la loro falsa mentalità in famiglia, sul lavoro, tra gli amici, con tutti.

Quando si riesce ad amare tutti, anche chi non ci ama, perdonando chi ci ha fatto del male, i ‘diavoli’ hanno paura, perdono il potere su di noi e fuggono!

Da quanto abbiamo potuto apprendere, la Santa Pasqua, vissuta come periodo propizio al pentimento ed alla penitenza (mediante i Sacramenti) diventa con Gesù il passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù del peccato alla santità di vita, dall’inimicizia con Dio alla figliolanza, dall’anonimato all’identità di seguaci del Cristo.

Lo disse Gesù a casa del convertito Matteo: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano”. La disponibilità e la pazienza di Gesù ad accogliere anche i più grandi peccatori è infinita. E’ importante, però, che il peccatore non abusa della Sua Misericordia, poiché se non si sforza di andare incontro alla bontà del Signore, rimarrà sempre lontano dalla salvezza.

Molti sono i casi di coloro che si convertono a causa della malattia o della sofferenza. Qualsiasi prova è crocifiggente, ma solo la Grazia di Gesù addolcisce anche il più tormentato dolore. Infatti, se questo viene accettato e donato come partecipazione alla Croce di Cristo, si scopre che ci si avvicina sempre più a Gesù, mitigando la sofferenza, scoprendo il dono della Grazia, che arricchisce la fede, facendola divenire sempre più robusta ed incrollabile.

Tutto proviene dal Sangue Prezioso della Passione viva di Gesù, il Quale ha il potere di riportare in vita tutto ciò che è morto con il peccato.

Anche la Preghiera ha un forte potere sul peccato, poiché intacca l’energia negativa della ‘sostanza spirituale dei demoni’, costringendoli ad abbandonare i peccatori.

Occorre pregare tutti i giorni la Vergine Santissima, la Nostra Potente Madre Celeste, con il Santo Rosario, per fortificarsi contro il ‘male’, contro i ‘poteri occulti’ che alimenta il ‘maligno’, contro le tentazioni del peccato.

I cristiani diventano fortissimi davanti ai ‘diavoli’ quando sono in vera comunione con Gesù e rifiutano i consigli letali di ‘satana’, pregando il Santo Rosario.

(Da alcuni riflessioni sul Vangelo Storico -vedi link C/5-)






 

 




CONCLUSIONE


 Il Figlio di Dio non è venuto nel Mondo a portare una religione, un'ideologia o una scienza, ma la Verità sulla nostra condizione di isolamento dal Padre: in virtù di un diritto acquisito con l’inganno (peccato originale), l’umanità è in esilio su un pianeta dominato da ‘creature spirituali malvagie’, che si rendono invisibili per agire indisturbate, trascinare gli uomini nel peccato, infliggere gradi di morte al creato e all’umanità, per distruggere il Mondo.

 

Con la Sua Passione, Nostro Signore Gesù Cristo ha assunto su di Sé tutti i nostri peccati, per farci risuscitare alla Vita Eterna, da Adamo ed Eva fino al giorno della Sua Passione, per offrire a tutti i peccatori (rivivendo le sofferenze nell’orto del Getsemani) la stessa possibilità di salvezza, sia a coloro venuti prima che a quelli successivi alla Sua venuta. In seguito ed in virtù dei Sacramenti della Santa Madre Chiesa -Battesimo, Sacramento della Confessione, assunzione della Santissima Eucaristia-, il Signore non solo ci ha salvati, ma ci dona continuamente l’opportunità di salvarci dal peccato. Solo chi custodisce la salute dell’anima guadagna la Vita Eterna.

 

Santi non si nasce, si diventa combattendo il peccato e perseverando nella Preghiera e assumendo la Santa Comunione. E’ una scala di gradi di perfezione che portano alla conoscenza di Dio, del ‘demonio’, del peccato e dei poteri dello Spirito.

Il miracolo è Dio che conferma, con i prodigi dello Spirito, la parola di quelli che Lo hanno conosciuto veramente; è il gradino più alto della santità e, come insegna Gesù, tutti possono arrivarci. Senza la protezione della Preghiera del Santo Rosario è impossibile comprendere la realtà di alcuni eventi, poiché, attraverso i canali della ragione e della logica, il ‘maligno’ lo impedisce (infondendo l’incredulità), trascinando i peccatori alla totale indifferenza e scetticismo (blocco delle facoltà), per agire indisturbato ed infliggere vari gradi di morte all’uomo ed al creato.

Molti pensano che ”il demonio e l’inferno non esistono”: “Rosari, corone e litanie sono devozioni popolari”; “l’uomo ha libero arbitrio e può scegliere di seguire la strada del bene o del male”; “Gesù ha vinto il peccato e la morte e i cristiani vanno tutti in Paradiso”; “Dio è amore e misericordia infiniti e non guarda i peccati ma la carità, perché vuole che impariamo ad amarci e ad aiutarci vicendevolmente”… tutti costoro si stanno preparando un bel posto all’Inferno!

Attualmente il Mondo segue la scienza ed ignora la realtà del ‘demonio’ e del ‘peccato’, il senso della Passione di Cristo. Nel Mondo vive la cupidigia, la lussuria, armi con cui Satana coinvolge più facilmente l’uomo per la sua brama di potere.

Le ‘forze del male’ (il ‘satanismo’) oggi sono largamente diffuse per il controllo delle facoltà umane. I ‘satanisti’ lo sanno ed invocano il ‘demonio’ per trascinare chi vogliono (persone e intere categorie di persone) a pensare, credere, desiderare e fare quello che è più comodo ai loro interessi e per dominare il mondo religioso, sociale, politico, economico, scientifico e militare.

Come insegna Padre Pio, solo la Preghiera quotidiana del Santo Rosario protegge dall’influsso del ‘demonio’ e permette di conquistare e conservare il dominio delle facoltà. Il Santo Rosario è una necessità per ogni cristiano. La santità è visione di Dio e manifestazione dei Poteri dello Spirito, per cui i Santi, che hanno il potere di sanare ed esorcizzare, fanno le due cose insieme. La scala dei gradi di perfezione, che conducono a Dio, si sale unicamente con la devota e perseverante Preghiera, con l’assidua assunzione della Santa Eucaristia, sopportando pazientemente le inevitabili sofferenze e tribolazioni, conseguenza degli attacchi del ‘maligno oppositore’. Non esistono altre strade.

 

Chi non ha più la fede e vive nel peccato non crede a tutte le situazioni che abbiamo letto, a queste realtà, poiché il ‘maligno’ glielo impedisce!

Il ‘demonio’, pur essendo il ‘falsario’ per eccellenza, spesso, però, esprime apertamente il suo essere ed il suo pensiero, il modo con cui si nasconde all’uomo, i tranelli che gli reca, ma lo fa dietro la forte pressione da parte di un esorcista, quando questi gli impone una risposta nel Santo Nome di Cristo Gesù o della Santissima Vergine Maria, l’Immacolata Concezione; in tal modo, solitamente Satana si manifesta attraverso chi è posseduto dalla ‘sua diabolica influenza e capacità’!

 

Il vero cristiano Cattolico, accostandosi fedelmente con la Preghiera alla devozione della Madonna, consacrandosi al Cuore Immacolato di Maria, saprà affrontare tutte le avversità che incontrerà nel suo cammino, diverrà una “preghiera vivente”, un “faro di luce”, per aiutare tanti fratelli dispersi in questa “valle di lacrime”!

 

L'Amore che Gesù Cristo ha mostrato morendo sulla croce per noi uomini, deve insegnare che bisogna sempre essere pronti a perdonare e a chiedere perdono. Quando si ha il dono dell’amore, non si giudica mai, non si critica mai, perché se in ogni persona si vede Gesù, si trova sempre una giustificazione. Anche quando ci viene fatto del male, si trova una scusante e si giustifica, perché ciò che vale nella vita è mettere sempre Dio al primo posto; il resto passa, solo Dio rimane!

Occorre, quindi, perseveranza nella prova, con la fiducia completa della vittoria del Nostro Dio sulle ‘forze del male’. Chi confida completamente nel Padre Celeste, chi nel suo cuore è unito al Cielo, prega senza timore in mezzo alle peggiori tempeste e si comporta come ha insegnato Gesù. Occorre avere l’animo dei fanciulli, poiché in questo modo si diventa come un “faro” verso coloro che sono lontani da Dio, che non hanno una vita di preghiera e che sarebbero tentati di disperarsi.

Occorre, inoltre, avere fiducia nella Santa Madre Chiesa (vedi link C/2). Fra tutte le organizzazioni che sono state realizzate nei secoli, una sola è sopravissuta: la Chiesa! “Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Matteo 16,13-18).

Chi è lontano dalla Preghiera, chi non e fedele al Vangelo storico e non è devoto della Santissima Madre Celeste, non potrà comprendere il significato spirituale e la profondità di tali parole.

 

La dimostrazione della ‘forza del demonio’, ma anche della “potenza della Preghiera”, potrebbe continuare a lungo, ma si termina qui, ribadendo quanto ha espresso eloquentemente Papa Benedetto XVI, sulla moda di voler sostituire l’uomo a Dio:

<<Occorre saper mettere da parte il proprio “Io”, per mettere in evidenza l’importanza di Dio>>, seguendo il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, per la salvezza del Popolo di Dio e per la Gloria della Santissima Trinità.


 


Onoriamo, Lodiamo, Glorifichiamo

La Santissima Trinità.



 

V Parte

 


 


Resta con noi, o Signore,

nell'ora della nostra prova...


come la Santissima Madre

rimase con Te sotto la Croce.








 

- Così è avvenuto -

(come affermò Papa Giovanni Paolo II)


 

 

 

“Il centurione offre a Gesù l’anfora perché beva la mistura anestetica di vino mirrato; ma Gesù la rifiuta. I due ladroni, invece, ne bevono molta. (…) Viene dato l’ordine ai condannati di spogliarsi. I due ladroni lo fanno senza nessun pudore; anzi si divertono a fare atti osceni verso la folla e, specie, verso il gruppo sacerdotale, tutto candido nelle sue vesti di lino (…). I carnefici offrono tre stracci ai condannati perché se li leghino all’inguine. I ladroni li pigliano con più orrende bestemmie. Gesù, che si spoglia lentamente per lo spasimo delle ferite, (…) -pensando di poter conservare le corte braghe, che ha tenuto durante la flagellazione-, quando gli viene imposto di toglierle, mendica anch’Egli uno straccio a difesa della Sua nudità. (…) Maria ha visto e si è sfilata il lungo e sottile telo bianco, che le vela il capo sotto al manto oscuro e nel quale Ella ha già versato tanto pianto. Se lo leva senza far cadere il manto, lo da a Giovanni, perché lo porga a Longino per il Figlio. Il centurione pende il velo senza fare ostacolo e, quando vede che Gesù sta per denudarsi del tutto, stando voltato non verso ala folla ma verso la parte vuota di popolo, mostrando così la Sua schiena rigata di lividi e di vesciche, sanguinante di ferite aperte o dalle croste oscure, gli porge il lino materno e Gesù lo riconosce. Se ne avvolge a più riprese il bacino, assicurandoselo per bene perché non caschi… e sul lino, fino allora solo bagnato di pianto, cadono le prime gocce di sangue, perché molte delle ferite, appena coperte di coagulo, nel chinarsi per levarsi i sandali e deporre le vesti, si sono riaperte ed il sangue riprende a sgorgare”. (…) La folla lo schernisce.

 

(Dopo la crocifissione dei due ladroni) “E’ la volta di Gesù. Egli si stende mite sul legno”. (…) “Due carnefici gli si siedono sul petto per tenerlo fermo. Che oppressione e che dolore deve aver provato sotto quel peso. Un terzo gli prende il braccio destro, tenendolo con una mano sulla prima porzione dell’avambraccio e l’altra al termine delle dita. Il quarto, che ha già in mano il lungo chiodo acuminato sulla punta quadrangolare nel fusto, terminato in un piastra rotonda e piatta, larga come un soldone dei tempi passati, guarda se il buco già fatto nel legno corrisponde alla giuntura radio-ulnare del polso. Il boia appoggia la punta del chiodo al polso, alza il martello e dà il primo colpo. Gesù, che aveva gli occhi chiusi, all’acuto dolore ha un grido ed una contrazione, e spalanca gli occhi nuotanti fra le lacrime, deve esser un dolore atroce quello che prova… il chiodo penetra spezzando muscoli, vene, nervi, frantumando ossa… Maria risponde al grido della sua Creatura torturata con un gemito, che ha quasi del lamento di un agnello sgozzato, e si curva, come spezzata, tenendosi la testa tra le mani. Gesù, per non torturarla, non grida più; ma i colpi ci sono, metodici, aspri, di ferro contro ferro… e si pensa che sotto è un membro vivo quello che li riceve.

La mano destra è inchiodata. Si passa alla sinistra. Il foro non corrisponde al carpo. Allora prendono una fune, legano il polso sinistro e tirano fino a slogare la giuntura e a strappare tendini e muscoli, oltre che lacerare la pelle già segata dalle funi della cattura. Anche l’altra mano deve soffrire, perché è stirata per riflesso, ed intorno al suo chiodo si allarga il buco. (Continuano gli spasmi per le torture)… “Ma Gesù non grida più, ha solo un lamento roco dietro le labbra fortemente chiuse e lacrime di spasimo cadono per terra, dopo esser cadute sul legno.”

“Ora è la volta dei piedi. A un due metri e più dal termine della croce vi è un piccolo cuneo, appena sufficiente ad un piede. Su questo vengono portati i piedi per vedere se va bene la misura e, dato che è un poco in basso e i piedi arrivano male, stiracchiano per i malleoli il povero Martire. Il legno scabro della croce sfrega così sulle ferite, smuove la corona che si sposta strappando nuovi capelli e minaccia di cadere. Un boia gliela ricalca sul capo con una manata... Ora, quelli che erano seduti sul petto di Gesù si alzano per spostarsi sui ginocchi, dato che Gesù ha un movimento involontario di ritirare le gambe, vedendo brillare al sole il lunghissimo chiodo, lungo il doppio e largo il doppio di quello usato per le mani.

E pesano sui ginocchi scorticati, e premono sui poveri stinchi contusi, mentre gli altri due compiono l'operazione, molto più difficile, dell'inchiodatura di un piede sull'altro, cercando di combinare le due giunture dei tarsi insieme.

Per quanto guardino e tengano fermi i piedi, al malleolo e alle dita, contro il cuneo, il piede sottoposto si sposta per la vibrazione del chiodo, e lo devono schiodare quasi, perché, dopo essere entrato nelle parti molli, il chiodo, già spuntato per avere perforato il piede destro (sottostante), deve essere portato un poco più in centro. E picchiano, picchiano, picchiano... Non si sente che l'atroce rumore del martello sulla testa del chiodo, perché tutto il Calvario non è che occhi e orecchie tese, per raccogliere atto e rumore e gioirne... Sul suono aspro del ferro è un lamento in sordina di colomba: il gemere roco di Maria, che sempre più si curva, ad ogni colpo, come se il martello piagasse Lei, la Madre martire.” (…).

La crocifissione è tremenda, pari alla flagellazione in spasimo, più atroce a vedersi, perché si vede scomparire il chiodo fra le carni vive, ma, in compenso è più breve; mentre la flagellazione spossa per la sua durata. Per me (Maria Valtorta), l’agonia dell’Orto, la flagellazione e la crocifissione sono i momenti più atroci; mi svelano tutta la tortura del Cristo. La morte mi solleva perché dico: “E’ finito!”; ma queste non sono la fine, sono il principio di nuove sofferenze.

“Ora la croce è trascinata presso il buco e rimbalza, scuotendo il povero Crocifisso, sul suolo ineguale. Viene issata la croce, che sfugge per due volte a coloro che la alzano e ricade una volta di schianto, un’altra sul braccio destro della stessa, dando un aspro tormento a Gesù, perché la scossa subìta smuove gli arti feriti.” (…) “La corona, quando la croce ondeggia, prima di essere fissata, si sposta, perché il capo ribatte all’indietro, conficcando nella nuca il grosso nodo di spine che termina la pungente corona, e poi torna ad adagiarsi sulla fronte e graffia, graffia senza pietà. (…)”.

La SS. Vergine Maria, Sua Madre, con Giovanni, creduto dai soldati suo figlio, viene fatta passare, ed Ella raggiunge la croce. (…) “La folla Le propina subito i più obbrobriosi insulti, accomunandoLa nelle bestemmie al Figlio; ma Ella, con le labbra tremanti e sbiancate, cerca solo di darGli conforto, con un sorriso straziato, su cui si asciugano le lacrime, che nessuna forza di volontà riesce a trattenere negli occhi.” (…).

Il resto è la conclusione del dramma sul Golgota!


(Dai Quaderni -22 Aprile 1943, pag. 7- e dall’Evangelo -609.6-, di Maria Valtorta.)



Il Sacro Altare,

su cui Cristo Gesù si offre,

ad ogni Celebrazione Eucaristica,

per la salvezza del Mondo.






Santissima Vergine Maria,

Nostra Madre Celeste,

Regina del Cielo e della Terra,

Aiuto dei Cristiani,

Corredentrice del Mondo

Prega per noi

che ricorriamo a Voi.



 

 

 

 

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LA FEDE CATTOLICA


AMIAMO LA SANTA MADRE CHIESA


SOLDATI DI CRISTO RE

 


Ecc.  ecc.



Il supplizio della “crocifissione”

(M27,34.35.38; Mc 15,23.24.27; Lc 22,33; Gv 19,18).

 

Gli antichi adottavano metodi intimidatori e spietati con i delinquenti. Li punivano spesso appendendoli ad un palo e abbandonandoli all’inevitabile morte. Gli ebrei reputavano, addirittura, gli impalati maledetti da Dio (Dt 21,22- 23). Erodoto, storico greco, scrive che l'imperatore Dario I di Persia (522-425 a. C.) introdusse la crocifissione per umiliare i vinti e convincere i sovversivi a non tramare contro lo Stato. La sua severa e ignominiosa iniziativa si diffuse ovunque. I romani l’accolsero ed attuarono su tutto il territorio nazionale. Inflissero la crudele crocifissione ai briganti, ai criminali, ai disertori e agli schiavi, sospettati di rivolta. Costrinsero i condannati a trasportare il patibolo nelle strade più frequentate delle città dell’impero e li appesero negli incroci delle vie, negli anfiteatri e in altri luoghi agevolmente visibili. Praticarono la crocifissione ricorrendo a molteplici e fantasiose tecniche. Denudarono i criminali, li stesero per terra e con i chiodi infissero i loro polsi al legno del patibolo. Poi li inalberavano e fissavano i loro piedi al palo verticale, già piantato nel suolo. Usavano di solito quattro chiodi, obbligando i condannati a gravare sulle braccia e sulle gambe in una posizione eretta, capovolta o divaricata. Talora mettevano ai crocifissi un piolo che fungeva da sedile e permetteva a loro di respirare più a lungo nonché di prolungare le sofferenze dell’agonia. A volte spezzavano le loro gambe, perché morissero celermente di asfissia. Abbandonavano quindi i loro cadaveri al pasto dei predatori. Affissi ad un legno, i condannati si dissanguavano, s’indebolivano, si contorcevano e si sollevavano, per ossigenarsi ed ottenere un breve ristoro. Nella lotta contro l’inevitabile morte sussultavano, spasimavano, urlavano e supplicavano gli aguzzini di aver pietà di loro. I passanti inorridivano, vedendoli agonizzare e udendo i loro disperati gemiti; tuttavia non chiedevano alle autorità di abolire questo diabolico supplizio, perché lo consideravano un mezzo necessario per convincere i delinquenti a rispettare le norme giuridiche dell’impero, per obbligarli ad integrarsi pacificamente nella società. Gli scrittori, per non rabbrividire i loro lettori, omettevano di descrivere gli agghiaccianti effetti di questa terribile punizione.

L’imperatore Costantino I, essendo la ‘crocifissione’ una punizione ingiusta, inumana, incivile ed inutile, la abrogò. Non tutte le nazioni, però, la tolsero e talvolta venne applicata per punire i vinti o i presunti nemici. Per completare la sua missione salvifica, Gesù accetta e sperimenta su di sé tale atroce punizione, inflitta ai malfattori, agli schiavi, ai ribelli, ai vinti ed ai poveri. Conosce la malvagità, la crudeltà e la vendetta degli uomini. Attenendosi alla prassi degli antichi scrittori, gli evangelisti e gli autori delle lettere apostoliche non si soffermano sui macabri dettagli della “crocifissione di Gesù”, né aggiungono un commento a questo straziante supplizio; essi attestano solo che i soldati, esperti nelle crocifissioni, offrono a Gesù una bevanda narcotizzante o eccitante. Applicano la costumanza delle facoltose donne ebree di donare ai condannati a morte una bevanda, che intorpidisce e offusca in parte le sofferenze della crocifissione (Pr 31,6).




 

 

 Di seguito viene presentato

un chiaro ed attento articolo di

Padre Felice Artuso,

frutto di una ispirata ricerca su:


LA TAVOLETTA DEL CRISTO CROCIFISSO.


 

 

 L’iscrizione sulla “tavoletta”

(Mt 27,37-38; Mc 15,26-27; Lc 23,38; Gv 19,19-22).


 Su una tavoletta di legno, verniciata di bianco, i romani solevano scrivere con lettere rosse o nere il nome, il paese d’origine ed il reato del condannato alla crocifissione. Appendevano ordinariamente al suo collo la tavoletta scritta, perché la gente potesse leggerla e capire i crimini da lui commessi. Giunti sul luogo della crocifissine, gli aguzzini levavano la tavoletta dal collo del condannato e la affiggevano sulla sommità dello stipite (della croce). Attenendosi alla prassi romana, Pilato ordina di scrivere su una tavoletta queste parole: «IL RE DEI GIUDEI» (Mc 15,26) o con più precisione: «GESÙ, IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI» (Gv 19,19). L’espressione evoca concisamente il risultato del dibattito processuale secondo l’opinione del Prefetto romano. Essa umilia Gesù che aveva ridotto la Sua Regalità all’ambito spirituale. Offende inoltre i giudei, che bramano di possedere un “re” nazionale, potente ed indipendente dagli stranieri. Costituisce anche una lezione intimidatoria per coloro che tramano qualcosa contro il regime imperiale. L’espressione è redatta con le tre lingue conosciute in Palestina: l'Ebraico, l’idioma della rivelazione teologica e della liturgia ebraica; il Latino, la parlata dei conquistatori e dominatori romani; il Greco, il linguaggio internazionale, usato dagli uomini dediti alla cultura ed al commercio. Leggendo la formulazione, tutti comprendono il motivo della condanna inflitta a Gesù. Possono quindi approvarla o detestarla. I copiatori cristiani mutano l’ordine della formulazione, attestata dall’Evangelista Giovanni 19,20. Nelle loro trascrizioni introducono delle piccole varianti, corrispondenti all’importanza che essi assegnano alla diffusione del Vangelo. Alcuni adottano questa disposizione: ebraico, greco e latino. Altri scelgono invece questa collocazione: greco, latino ed ebraico. Lo studioso tedesco Michael Hesemann sostiene che la tavoletta, tagliata a metà e conservata a Roma nella chiesa cistercense di Santa Croce in Gerusalemme, sarebbe un reperto originale. La pellegrina Egeria e il pellegrino Antonio di Piacenza attestano di averla vista nella chiesa del Santo Sepolcro. Nel Medioevo fu impregnata di resine, di olio e di colore. Ha le lettere così disposte: in alto ci sono i caratteri ebraici, in mezzo quelli greci e sotto i latini. Secondo uno studio di Maria Luisa Rigato i caratteri ebraici sarebbero autentici e propendono per questa lettura: Gesù di Nazar, il vostro Re. Lo specifico “nazar” indica l’origine divina e umana del Crocifisso. L'arte medievale ripresenta talora la scritta nelle tre lingue. Altre volte riporta le parole in un sola lingua. Spesso raffigura le sole iniziali latine: I.N.R.I, Jesus, Nazarenus, Rex Judeorum (Gesù Nazareno, Re dei Giudei). L’interpretazione delle iniziali latine sono state molte. Ne riportiamo solamente due. La beata Florida Cevoli, mistica e superiora cappuccina interpretò l’iscrizione INRI come un invito alla conversione, perché vi conferì questo senso: «Io Non Ricevo Ingrati». Una bambina vi diede, invece, questa gradevole interpretazione: Gesù è «il nostro regalo indimenticabile». Nell’arte contemporanea, di orientamento profano o sacro, si tende ad omettere la raffigurazione della scritta, collocata sopra il Capo del Crocifisso. Per mantenere la memoria dei fatti accaduti, conviene che gli artisti cristiani continuino a riprodurre tale scritta.

 


Un Crocifisso di Arte contemporanea,

dove l'artista ha posizionato la  "tavoletta",

che raffigura lo "scriptum" tradizionale,

al di sopra del Capo di Cristo,

rispettando la storicità evangelica.



  

 

Siamo giunti alla mèta

Nel cammino quaresimale siamo giunti alla meta: la Santa Pasqua, che è la trasfigurazione gioiosa della Vita e dell'Universo operata da Gesù. Pasqua significa "passaggio". Quale?

Leggiamo il Vangelo. La Maddalena si reca al sepolcro dov'era stato posto Gesù "quand'era ancora buio", buio fuori, ma soprattutto dentro la sua anima; piange, non credeva che Gesù era Risorto.

Gesù la chiama per nome "Maria". Ella allora passa dal buio alla luce, dal pianto alla gioia. Questa è la Pasqua. Gli apostoli si erano rinchiusi in casa, smarriti e pieni di paura. Pietro e Giovanni si recano al sepolcro. Giovanni entra e costatando che era vuoto: "vide e credette". Avere fede è riconoscere che Gesù è il Risorto, il Vivente e perciò possiamo incontrarLo per ricevere da Lui liberazione e vita nuova. Per questo occorre che usciamo da noi stessi, per rinunciare a fondare la nostra vita su noi stessi, per affidarci al Suo Amore misericordioso. Allora passiamo dal buio del dubbio alla Luce della Verità; dalla paura del futuro alla fiducia e alla pace del cuore; dalla schiavitù del male ad una vita nuova di purezza e di bontà.

L'incontro con Gesù fa che ogni aspetto della nostra vita, intellettuale, affettiva ed anche corporale, riceva da Lui nuova vitalità e sia trasfigurato. Facciamo questo passaggio. Buona Pasqua!

+ Antonio Mattiazzo

Vescovo di Padova

 

 



PASQUA DI RESURREZIONE


La Pasqua si annuncia con il fremito gioioso dei cuori pronti a chiedere perdono e a darlo, pronti a dare amore nella giustizia, pronti a stringere in un abbraccio festoso.

Le palme e gli ulivi rallegrano con la loro fresca esultanza, nel tono rinverdito delle mirabili foglie.

E' l'attesa sublime del grande prodigio: la vittoria sulla morte, il trionfo dell'Uomo-Dio, che riconquista per noi il Paradiso perduto.

Che si effonda su questa terra questo slancio che tutto abbraccia, che tutto eleva !

Che si spanda ovunque e per sempre questa gioia esplosiva, che incenerisce il male !

Che si perpetui da uomo a uomo quello sguardo amoroso, quella voce, quel richiamo dolce di Gesù risorto.

Buona Pasqua di Resurrezione!

Antonia Chimenti




Questo inno di gioia e questo Augurio di fraterna Speranza possa manifestarsi sempre nel cuore di tutti gli uomini di Buona Volontà, che confidano nella Luce Misericordiosa e nella Gloria del Cristo Risorto.




G R A Z I E

GESU'

Nostro Re,

Redentore e Salvatore







 O mio Gesù,

confido e spero in Te,

Abbi misericordia di me.





Il Cristo Risorto

Olio su tela

del Maestro Enzo Murra

(1938-2012)


Altre opere dello stesso Artista

cliccando qui sotto nel link

 C / 6














 

 

 

 

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